NOVARA – Giornata importante quella di giovedì  1 marzo per gli 89 studenti del terzo anno del Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia protagonisti della Cerimonia del camice bianco. La White Coat Ceremony 2018 della Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale si è svolta nell’aula magna del complesso Perrone: i futuri dottori hanno vestito per la prima volta il camice, aiutati nella fase di vestizione dai loro stessi docenti. La cerimonia intende sottolineare il passaggio simbolico dalle materie pre-cliniche teoriche a quelle cliniche che implicano la pratica in corsia e il confronto con il paziente.

Prima della vestizione ci sono stati diversi interventi. In primis il rettore dell’Università Cesare Emanuel: “D’ora in poi non dovrete più solo sapere ma anche saper fare – ha detto rivolto agli studenti – Oggi vi assumete una grande responsabilità, dovete esserne consapevoli. Ricordatevi anche che potete diventare bravissimi chirurghi o ginecologi o cardiologi ma accanto alle capacità professionali  sono fondamentali quelle umane”.

Il direttore dell’Azienda ospedaliero universitaria Mario Minola ha citato Talete nel suo intervento: “Abbiamo due orecchie, due occhi e una bocca sola – ha detto – bisogna imparare a guardare e ad ascoltare. Anche nella professione medica nonostante la pervasività dell’innovazione tecnologica solo un uomo con altro uomo può entrare in relazione,  non ci sarà mai intelligenza artificiale che possa sostituire il rapporto medico paziente”.

Relatore della lectio magistralis 2018, dal titolo “Dottore, abbiamo ricoverato una persona” è stato il professor Marco Bobbio, medico cardiologo che ha svolto attività di ricerca negli Stati Uniti e che è stato primario di Cardiologia all’Ospedale di Cuneo. Oggi, oltre a svolgere l’attività medica, Bobbio è segretario generale del movimento Slow Medicine, il cui slogan è “Per una medicina sobria, rispettosa e giusta”.  Dopo l’emozionante momento della vestizione degli studenti sono stati assegnati il premio per il miglior lavoro scientifico pubblicato nel 2017 alla dottoressa Ester Borroni su terapia genica ed emofilia e il premio per la didattica per l’anno accademico 2016/2017 al professore di biologia Claudio Santoro.

Valentina Sarmenghi

 

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Prima della vestizione ci sono stati diversi interventi. In primis il rettore dell’Università Cesare Emanuel: “D’ora in poi non dovrete più solo sapere ma anche saper fare – ha detto rivolto agli studenti – Oggi vi assumete una grande responsabilità, dovete esserne consapevoli. Ricordatevi anche che potete diventare bravissimi chirurghi o ginecologi o cardiologi ma accanto alle capacità professionali  sono fondamentali quelle umane”.

Il direttore dell’Azienda ospedaliero universitaria Mario Minola ha citato Talete nel suo intervento: “Abbiamo due orecchie, due occhi e una bocca sola – ha detto – bisogna imparare a guardare e ad ascoltare. Anche nella professione medica nonostante la pervasività dell’innovazione tecnologica solo un uomo con altro uomo può entrare in relazione,  non ci sarà mai intelligenza artificiale che possa sostituire il rapporto medico paziente”.

Relatore della lectio magistralis 2018, dal titolo “Dottore, abbiamo ricoverato una persona” è stato il professor Marco Bobbio, medico cardiologo che ha svolto attività di ricerca negli Stati Uniti e che è stato primario di Cardiologia all’Ospedale di Cuneo. Oggi, oltre a svolgere l’attività medica, Bobbio è segretario generale del movimento Slow Medicine, il cui slogan è “Per una medicina sobria, rispettosa e giusta”.  Dopo l’emozionante momento della vestizione degli studenti sono stati assegnati il premio per il miglior lavoro scientifico pubblicato nel 2017 alla dottoressa Ester Borroni su terapia genica ed emofilia e il premio per la didattica per l’anno accademico 2016/2017 al professore di biologia Claudio Santoro.

Valentina Sarmenghi