Le attività di trading online negli ultimi anni hanno subito grandissimi cambiamenti, come ben ci rammenta il sito internet Europar2010.org, uno dei punti di riferimenti italiani per gli investitori. Ma come rispondere a una eventuale grande crisi del mercato finanziario globale?

Iniziamo con il ricordare che dieci anni, di questi tempi, la Lehman Brothers Holdings Inc. subì un gravissimo tracollo, scatenando la peggiore crisi finanziaria da quasi un secolo a quella parte, con un evento sismico che, d’altronde, ha i suoi riverberi ancora oggi.

A breve distanza da quel crac, quella che era la quarta banca d’investimento statunitense ha dichiarato fallimento il 15 settembre 2008. I mercati di Borsa risposero evidentemente male, e i mercati del credito subirono un drastico congelamento. Gli investitori, non sapendo quanto fossero interconnessi i maggiori operatori finanziari, hanno temuto che l’intero sistema finanziario globale potesse implodere.

Ebbene, un decennio dopo, tra i segni di nuove bolle patrimoniali (criptovalute, azionari, ec.), una grande domanda è se le misure adottate dopo la crisi abbiano effettivamente permesso al sistema di rendersi più forte, da resistere al prossimo shock.

A ben vedere, le banche sono realmente più sicure rispetto a quanto non fosse prima della crisi, ma le ripercussioni economiche e politiche si fanno ancora sentire. La leva finanziaria si è spostata verso le imprese dai consumatori e alcuni rischi si sono spostati verso le banche “ombra”, rispetto a quelle tradizionali.

Le banche sono più sicure: conviene investire?

Andando con ordine, il cambiamento più importante per le banche è stato sicuramente la richiesta di un forte aumento dei requisiti patrimoniali, costituendo così maggiori strumenti contro le perdite. Lehman e le altre grandi aziende  avevano circa 2 dollari per ogni 100 dollari di attività, con la conseguenza che il valore delle attività doveva diminuire solo del 2% per cancellare i mezzi propri. Ora, con quasi 7 dollari per ogni 100 dollari, le banche hanno un buffer più significativo per poter gestire le perdite impreviste, quando la prossima recessione colpirà.

Il ruolo delle banche centrali

La Fed è stata la prima banca centrale a ridurre i tassi di interesse a quota (quasi) zero alla fine del 2008, al fine di arrestare la caduta libera dei prezzi degli asset. La Banca centrale europea e la Banca d’Inghilterra hanno fatto altrettanto all’inizio del 2009, anche se la BCE ha impiegato altri cinque anni per azzerarsi dopo la crisi del blocco valutario, con la Grecia che ha dovuto ristrutturare il proprio debito e diversi altri governi che hanno dovuto ricorrere all’assistenza finanziaria di Bruxelles.

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Le banche centrali hanno acquistato circa 10 mila miliardi di dollari di obbligazioni per aiutare i prezzi degli asset, con la pratica ormai nota come quantitative easing, o QE. Gli acquisti di attività e i tassi di politica sotto zero hanno contribuito a spingere i rendimenti di molte obbligazioni sovrane anche in territorio negativo, con la conseguenza che i finanziatori hanno sostanzialmente pagato i governi per mantenere il debito, invece che richiedere interessi. Queste dinamiche del debito, hanno fatto parte di una nuova normalità, ma la situazione sta evidentemente cambiando. In caso di nuova crisi ci sarà una replica?

Investire con cautela e flessibilità

Da quanto sopra, appare evidente come siano stati compiuti piccoli passi in avanti, ma decisivi, nei confronti del rafforzamento del sistema bancario.

Ma in che modo gli investitori potrebbero investire con particolare convenienza nei confronti dei mercatifinanziari?

Purtroppo, non esistono delle linee guida che possano valere per tutti. Una cosa sembra però essere certa: gli investimenti nei prossimi anni saranno interessati sempre più da un contesto di volatilità e di incertezza che non potrà che essere in grado di impattare fortemente nella formulazione di specifiche strategie da parte degli investitori retail.

Bene pertanto compiere un’attenta fase di pianificazione strategica – come sempre – mantenendosi un buon margine di intervento flessibile e versatile, poiché evidenti saranno le opportunità di poter cogliere l’occasione di monetizzare eventuali cali e rimbalzi tecnici.

Attenzione anche alle nuove asset class, con particolare riferimento alle criptovalute. Le valute digitali sono state uno dei grandi elementi in  grado di catturare l’attenzione degli investitori nel corso del 2017, mentre nel 2018 il loro trend è stato particolarmente contrastato. E per il futuro? Difficile effettuare delle previsioni in tal senso, anche se le opportunità di profitto non dovrebbero mancare nemmeno in questo comparto.

Insomma, anche in un contesto di grandissima aleatorietà è bene non perdere la “bussola”. Formulate un’attenta strategia di investimento finanziario, basandovi sulla giusta formulazione di un portafoglio che non presti il fianco a un’eccessiva correlazione tra i vari asset, e mantenete la barra dritta verso il vostro obiettivo, senza cedere alle tentazioni che il mercato vi proporrà. Per il resto, diversificate adeguatamente e resistente al panic selling / buying, le cui nuove ondate si faranno sentire nei prossimi mesi.