NOVARA – E’ stata inaugurata martedì alla Sala Accademia del Broletto la mostra “Sguardi sui Ragazzi Harraga”, organizzata dal Ciai (Centro Italiano Aiuti all’Infanzia) Onlus, organizzazione non governativa per la cooperazione allo sviluppo e Ente autorizzato per le adozioni internazionali), in collaborazione con i fotografi di Studio 14, i novaresi Marco Sartori e Andrea Arcidiacono, e il Corriere di Novara, con il patrocino del Comune.
Il vernissage è stato introdotto dal direttore del Corriere, Roberto Azzoni, che ha spiegato le motivazioni che hanno portato il giornale a seguire un progetto che, partendo da Palermo, trova delle analogie con la situazione novarese: «dove sono arrivati molti minori senza genitori. Il nostro scopo è quello di informare e di far conoscere una realtà che ai più sfugge. Ragazzi Harraga significa ragazzi che bruciano le frontiere».
A rappresentare il Comune di Novara, la consigliera Laura Bianchi, presidente della Fondazione Castello e della commissione Cultura: «Credo che la testimonianza sia fondamentale per conoscere questi ragazzi. La mia esperienza diretta con loro è stata decisamente positiva, anche per quanto riguarda le attività lavorative che li hanno coinvolti».
A presentare il progetto Ragazzi Harraga, la presidente del Ciai, Paola Crestanti: «La nostra Onlus – ha spiegato – Interviene per difendere tutti i bambini, in Italia e all’estero, ovunque i loro diritti siano violati o a rischio. In questo momento l’emergenza dei migranti che giungono soli sulle nostre coste esiste. Il nostro progetto – prosegue – guarda loro come una straordinaria risorsa, come un’occasione di arricchimento sociale e culturale». A partire da questa prospettiva «una rete straordinaria di partner, di attori locali che lavorano insieme da anni per i diritti delle persone, per i diritti dei migranti, per vivere rispetto alle differenze in una città complessa, ma anche estremamente interessante come Palermo. Tutte queste realtà si sono messe insieme, dapprima per creare un progetto che, in un sguardo complessivo, fosse riuscito ad abbracciare aree differenti d’intervento e, successivamente per metterlo in atto».
Ed ecco Ragazzi Harraga. E le immagini dei fotografi novaresi Marco Sartori e Andrea Arcidiacono sono riuscite a raccontare quest’avventura: «Siamo molto fieri di portare la mostra nella nostra città, dopo Milano, Palermo e prossimamente a Roma. In occasione dell’inaugurazione io e un collega di Studio14photo Andrea Arcidiacono, siamo tornati a Palermo nei luoghi dove il nostro reportage era partito. Siamo stati all’oratorio di Santa Chiara nel quartiere palermitano di Ballarò, dove abbiamo visto i ragazzi coinvolti in diverse attività organizzate dal capogruppo CIAI e da altre organizzazioni, con il comune scopo di favorire e migliorare l’integrazione. Ci ha fatto molto piacere vedere la passione e la professionalità degli operatori che facevano laboratori con i ragazzi. Siamo poi stati in alcune realtà commerciali di Palermo dove i titolari hanno dato l’opportunità di inserimento sul lavoro ad alcuni ragazzi arrivati in Italia dopo estenuanti viaggi. I datori di lavoro hanno manifestato grande orgoglio e soddisfazione per l’impegno dei ragazzi. Io e i colleghi di Studio14photo siamo felici di aver contribuito a questo progetto con il nostro reportage»
Sandro Devecchi

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NOVARA – E’ stata inaugurata martedì alla Sala Accademia del Broletto la mostra “Sguardi sui Ragazzi Harraga”, organizzata dal Ciai (Centro Italiano Aiuti all’Infanzia) Onlus, organizzazione non governativa per la cooperazione allo sviluppo e Ente autorizzato per le adozioni internazionali), in collaborazione con i fotografi di Studio 14, i novaresi Marco Sartori e Andrea Arcidiacono, e il Corriere di Novara, con il patrocino del Comune.
Il vernissage è stato introdotto dal direttore del Corriere, Roberto Azzoni, che ha spiegato le motivazioni che hanno portato il giornale a seguire un progetto che, partendo da Palermo, trova delle analogie con la situazione novarese: «dove sono arrivati molti minori senza genitori. Il nostro scopo è quello di informare e di far conoscere una realtà che ai più sfugge. Ragazzi Harraga significa ragazzi che bruciano le frontiere».
A rappresentare il Comune di Novara, la consigliera Laura Bianchi, presidente della Fondazione Castello e della commissione Cultura: «Credo che la testimonianza sia fondamentale per conoscere questi ragazzi. La mia esperienza diretta con loro è stata decisamente positiva, anche per quanto riguarda le attività lavorative che li hanno coinvolti».
A presentare il progetto Ragazzi Harraga, la presidente del Ciai, Paola Crestanti: «La nostra Onlus – ha spiegato – Interviene per difendere tutti i bambini, in Italia e all’estero, ovunque i loro diritti siano violati o a rischio. In questo momento l’emergenza dei migranti che giungono soli sulle nostre coste esiste. Il nostro progetto – prosegue – guarda loro come una straordinaria risorsa, come un’occasione di arricchimento sociale e culturale». A partire da questa prospettiva «una rete straordinaria di partner, di attori locali che lavorano insieme da anni per i diritti delle persone, per i diritti dei migranti, per vivere rispetto alle differenze in una città complessa, ma anche estremamente interessante come Palermo. Tutte queste realtà si sono messe insieme, dapprima per creare un progetto che, in un sguardo complessivo, fosse riuscito ad abbracciare aree differenti d’intervento e, successivamente per metterlo in atto».
Ed ecco Ragazzi Harraga. E le immagini dei fotografi novaresi Marco Sartori e Andrea Arcidiacono sono riuscite a raccontare quest’avventura: «Siamo molto fieri di portare la mostra nella nostra città, dopo Milano, Palermo e prossimamente a Roma. In occasione dell’inaugurazione io e un collega di Studio14photo Andrea Arcidiacono, siamo tornati a Palermo nei luoghi dove il nostro reportage era partito. Siamo stati all’oratorio di Santa Chiara nel quartiere palermitano di Ballarò, dove abbiamo visto i ragazzi coinvolti in diverse attività organizzate dal capogruppo CIAI e da altre organizzazioni, con il comune scopo di favorire e migliorare l’integrazione. Ci ha fatto molto piacere vedere la passione e la professionalità degli operatori che facevano laboratori con i ragazzi. Siamo poi stati in alcune realtà commerciali di Palermo dove i titolari hanno dato l’opportunità di inserimento sul lavoro ad alcuni ragazzi arrivati in Italia dopo estenuanti viaggi. I datori di lavoro hanno manifestato grande orgoglio e soddisfazione per l’impegno dei ragazzi. Io e i colleghi di Studio14photo siamo felici di aver contribuito a questo progetto con il nostro reportage»
Sandro Devecchi