Gaudenzio Ferrari, per la mostra una app, un video promozionale e la realtà aumentata.  Tra le iniziative anche la valorizzazione dei percorsi legati al territorio e un game per premiare i visitatori.

Gaudenzio Ferrari, per la mostra una app, un video promozionale e la realtà aumentata

Il logo, una app, un video promozionale, la realtà aumentata, un game per premiare i visitatori e la valorizzazione dei percorsi legati al territorio. Tutto questo nel nome di Gaudenzio Ferrari. In campo anche il Politecnico di Torino, con un team del Dipartimento di Architettura e Design guidato dal professor Pier Paolo Peruccio, per la mostra “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”. Tre sedi (Varallo, Vercelli, Novara) e un grande evento per riscoprire l’artista valesiano. Cinque persone (tra dottorandi e tesisti) al lavoro per creare una serie di iniziative collegate all’evento espositivo che coinvolge il Piemonte Nord Orientale. All’ateneo torinese l’incarico per la progettazione dell’identità visiva della mostra. Seguendo due direttrici prinicipali come spiega il professor Peruccio: «Dal logo ai banner, dal sito web alla carta intestata, dalle pagine pubblicitarie alla comunicazione al video promozionale realizzato a scopo turistico per valorizzare i luoghi contemporanei che ospitano la mostra. Tanti artefatti visivi che concorrono a definire l’identità coordinata del grande progetto espositivo».

Il logo come un sigillo

Tra i biglietti da visita anche il logo: «Abbiamo utilizzato un carattere tipografico del Cinquecento – ancora l’architetto Peruccio -, un segno importante, con tratto irregolare e impreciso, rimando a un segno di manualità. Voluta la scelta di far cadere il cognome dell’artista: in risalto solo il nome, Gaudenzio, per favorire il ricordo nel tempo, per avvicinarlo alle grandi fugure del passato come Leonardo, per renderlo familiare a un pubblico di non esperti e in particolare ai giovani. Un logo di nove lettere inserite in un quadrato, una griglia geometrica precisa, anche per dare l’idea di un sigillo, di un marchio. Questa è una mostra diffusa, le opere inserite nei percorsi non sono solo di Gaudenzio. Di qui la volontà di identificare con precisione la sua produzione, segnando il territorio. Un lavoro attento sull’identità dell’artista e che sta suggerendo l’idea di marchiare anche i prodotti legati a questo territorio. E il logo creato si inserisce in pieno nell’allestimento delle tre sedi espositive».

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Tra le iniziative anche la valorizzazione dei percorsi legati al territorio

Nel nome di Gaudenzio si profilano altre novità. Come «l’applicazione in fase di studio e che sarà lanciata a metà di aprile – continua il professor Peruccio -. Aiuterà i visitatori a raggiungere i luoghi della mostra, offrirà contenuti per approfondire i percorsi proposti e anche un servizio di audioguida con le descrizioni registrate dai curatori. Poi la realtà aumentata per raggiungere i differenti pubblici e accedere a nuove informazioni in formato digitale, in ideale collegamento con la Parete gaudenziana di Varallo dove nel rilievo tridimensionale c’è già il tentativo di offrire qualcosa in più rispetto all’affresco». La realtà aumentata è in via di definizione così come una sorta di game per premiare il visitatore che completerà il percorso. E poi c’è un secondo livello di intervento, «con l’intento di lasciare una traccia sul territorio a chiusura della mostra – conclude il professor Peruccio –. Di qui l’idea di puntare sull’identità dei luoghi valorizzando i percorsi già presenti e creando dei collegamenti: dall’artigianato all’enogastronomia, dalla fruizione del patrimonio architettonico al turismo religioso, partendo dalla tesi di laurea magistrale in design sistematico di due ragazzi, “Nuove relazioni tra territorio e patrimonio artistico: la mostra su Gaudenzio Ferrari a Varallo, Vercelli e Novara”. Obiettivo, creare un network tra gli attori del territorio per incentivare le realtà presenti».
Eleonora Groppetti