Gianluigi Nuzzi e il lato oscuro del Vaticano. Al Castello il giornalista presenta il suo ultimo libro, “Peccato originale”.

Gianluigi Nuzzi e il lato oscuro del Vaticano

I documenti riservati dello Ior, conti correnti che scottano, la scomparsa di Emanuela Orlandi, la morte di papa Luciani. Dopo “Vaticano Spa”, “Sua Santità” e “Via Crucis” ancora una inchiesta del giornalista Gianluigi Nuzzi che continua a scavare nei misteri e nei segreti del Vaticano, seguendo tre fili rossi, sangue, soldi e sesso, e una fitta trama di scandali. Per Chiarelettere sugli scaffali c’è “Peccato originale” (352 pagine, 18.60 euro). Il giornalista sarà stasera, lunedì 16 luglio, a Novara, alle 21 al Castello nell’ambito della rassegna estiva “A Corte” per l’incontro promosso in collaborazione con il Circolo dei lettori. Dialogherà con Valentina Graziosi.

Peccato originale

“Peccato originale”, forse il plurale sarebbe più indovinato visti i misteri e i buchi neri che il suo lavoro di inchiesta porta alla luce.
«È singolare perché indica il lato oscuro del Vaticano, di quel mondo che godendo di una fiducia mal riposta fa del potere la declinazione quotidiana. Qualcosa di antitetico a ogni riforma che Papa Francesco sta cercando di portare avanti. A cinque anni dall’inizio del pontificato il bilancio sulle riforme è negativo. Un po’ come la tela di Penelope. C’è chi costruisce come Bergoglio e chi cerca di mantenere saldi i propri privilegiati centri di potere».

Misteri e segreti

«Io non faccio che raccontare le malefatte di questi signori che hanno iniziato a imperversare in Curia dai tempi di Paolo VI, anestetizzando poi ogni intenzione di Papa Luciani e allargandosi a dismisura durante il pontificato di Wojtyla rivolto soprattutto a combattere il comunismo. Per far implodere il Patto di Varsavia occorrevano molti soldi ed è provato, visto che emerge dalle sentenze del processo per l’omicidio di Roberto Calvi, che in quegli anni lo Ior riciclava soldi della mafia italo-americana».

Blocchi di potere

«Ratzinger ha cercato di arginare questi blocchi di potere, utilizzando alfieri bianchi come Ettore Gotti Tedeschi che è andato a infrangersi contro questo potere o implementando principi innovativi o rivoluzionari come quello di riconoscere le vittime della pedofilia. Fino ad arrivare al gesto più rivoluzionario nella storia della Chiesa, la rinuncia al pontificato, che lo è ben più dell’attraversare piazza San Pietro per andare a comperare un paio di occhiali. Con Papa Francesco il blocco di potere si è messo prima in una posizione attendista ma ora stanno riconquistando spazi tanti uomini impallinati».

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Nuovo prefetto della Comunicazione

Nuovo prefetto della Comunicazione è stato nominato Paolo Ruffini: «Un gesto innovativo – ancora Nuzzi – ma la sua strada sarà in salita. Ha competenza ma in Vaticano i laici così come le donne godono di poca autonomia». Cita poi il caso di Libero Milone che il Papa aveva nominato revisore generale dei conti vaticani: «Contro di lui un anno fa è stata aperta una inchiesta di cui ha parlato solo la stampa straniera, poi archiviata perché claudicante. Insomma la Chiesa non gode di ottima salute».

«C’è un vuoto informativo impressionante»

Quanto è difficile fare questo tipo di giornalismo in Italia?
«Un fatto di DNA. Raccontare queste storie va fatto perché c’è un vuoto informativo impressionante. Che in Italia il direttore del Tg1 fosse sempre stato scelto con il benestare della Segreteria di Stato del Vaticano è una cosa difficile da spiegare all’estero! Si tratta dell’ufficio politico e istituzionale di un altro Stato».

Processi e assoluzioni

Che accoglienza hanno avuto i suoi libri da parte del Vaticano?
«Hanno portato a una serie di processi in cui sono stato coinvolto per poi essere prosciolto. Ma è qualcosa entrato nella storia: il primo processo celebrato in Vaticano, in cui si contestava non il contenuto ma la modalità di acquisizione delle notizie che era lineare. Il tutto con il Codice Zanardelli che risale all’Unità d’Italia. Una giustizia che va un po’ ridisegnata».

«Qualcosa sta cambiando»

Ci sono speranze che il sistema possa cambiare?
«Qualcosa sta cambiando, ma è un problema di tempi. La Chiesa sopravvive ai sacerdoti, ha 2.000 anni di storia alle spalle. Ma i segnali di salute non sono incoraggianti: i numeri delle vocazioni, dei fedeli e delle offerte hanno tutti il segno meno».
Eleonora Groppetti