Francesco Mandelli a Novara per presentare il suo romanzo. Intervista all’attore e regista al Piccolo Coccia nell’ambito di Scrittori&Giovani.

Francesco Mandelli a Novara per presentare il suo romanzo

È come se fosse sbarcato su un altro pianeta. Lo dice anche il titolo del libro: “Mia figlia è un’astronave” (260 pagine, 17 euro), romanzo edito da DeA Planeta. Francesco Mandelli, volto noto del cinema e della tv, attore e regista, racconta la sua esperienza di padre (dopo la nascita di Giovanna) non esponendosi in prima persona, ma regalando una commedia brillante che esplora le difficoltà dell’amore e dell’avere figli.

Oggi al Piccolo Coccia

Oggi, venerdì 23 novembre, sarà alle 21 al Piccolo Coccia di Novara dove dialogherà con Barbara Bozzola. I protagonisti: Napoleone, perenne adolescente, che alla soglia dei trent’anni incontra Lucia, già fidanzata con Jacopo che è l’antitesi di Napoleone. Da quando è diventato padre ha scoperto la gioia della nascita ma anche una dimensione nuova: si sente “mammo”. Avere figli però non è solo rose e fiori…

L’arrivo dell'”astronave” Giovanna

Allora Francesco: Giovanna ha cambiato la tua vita. In meglio di sicuro?
«Ovviamente: è un cambiamento che prevede sempre uno sforzo, una crescita. Magari ogni tanto penso a quella leggerezza, a quel senso di non responsabilità che avevo prima di lei, ma credo che un uomo non possa andare avanti così per tutta la vita. La spreca. Sono stato adolescente per vent’anni, poi lei mi ha fatto diventare uomo. Una cosa positiva. Migliore o no, meglio dire che sono cambiato, ci sono sentimenti o parti del mio animo che prima non sognavo di avere e di attraversare. La nascita di mia figlia mi ha reso uomo completo e più complesso».

Non un’autobiografia

Un romanzo per raccontare la tua nuova esperienza di padre. E non un’autobiografia. 
«Non volevo scrivere una autobiografia, non ritengo la mia vita così interessante. I personaggi del libro vivono vite rocambolesche in modo diverso. Un musicista squattrinato e allo sbando che cerca di cambiare la sua vita attraverso uno scatto di carriera, che non ha raggiunto il successo o l’equilibrio sentimentale, un ragazzo adolescente alla ricerca del proprio posto nel mondo. Dall’altra parte un uomo che ha a che fare con la nascita di una bambina e di una famiglia. Un vero cambiamento sociale. Non sono più solo le donne a restare a casa. I genitori sono intercambiabili, padre e madre allo stesso tempo. Noi siamo i primi esemplari. Un cambiamento complicato, avventuroso e bello. Un segno dei tempi».

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Un padre presente

Che padre sei oggi?
«Cerco di essere il più presente possibile, di esserci. Sarebbe brutto sentirsi dire tra qualche anno “Tu non c’eri”. Ho un rapporto molto stretto con Giovanna. Tento di non prendere impegni a lungo termine. Mi rivolgo a lei come se fosse una persona adulta, non la tratto da bambina, ma alla pari. Le insegno a essere curiosa».

Hai scoperto, da padre, un Francesco che non conoscevi?
«Prima di avere in braccio mia figlia ero convinto che questo avvenimento non avrebbe cambiato la mia vita perché non ero in grado di capire il miracolo che mi stava per accadere. Averla in braccio è la realizzazione di essere padre, un viaggio meraviglioso giorno per giorno, con tantissima gioia, ma anche pensieri, fatica e dolori perché la vita è così. Problemi che bisogna affrontare se no si rimane eterni bambini. Meglio crescere e andare incontro ai risvolti più duri e scomodi».

Come è nato il titolo?
«Da una metafora chiacchierando con l’editore e il mio agente letterario. La metafora dell’arrivo di un’astronave nella mia vita».

Sei ospite di un festival letterario: quali libri leggi alla tua bimba?
«Leggo i più diversi, dalle “Favole di telefono” di Calvino a Pippi Calzelunghe, dalle infinite versione di Peter Pan a Richard Scarry. Libri con tante illustrazioni e poi pop up. Abbiamo una collezione spropositata».
e.gr.