Daniel Pennac, bagno di folla al Broletto per lo scrittore francese che ha presentato il libro dedicato al fratello scomparso.

Daniel Pennac, bagno di folla al Broletto per lo scrittore francese

C’è tenerezza, affetto nell’ultimo libro di Daniel Pennac, “Mio fratello”, edito da Feltrinelli. Una dimensione intima quella a cui dà voce lo scrittore francese che ha scelto Novara come unica data in Italia per presentare l’opera. Ieri, domenica, nell’Arengo del Broletto anteprima di Scrittori&giovani, il fortunato festival internazionale promosso dal Centro Novarese di Studi Letterari in collaborazione con Fondazione Circolo dei lettori e Libreria Lazzarelli. A distanza di nove anni, era l’aprile del 2009, Pennac è tornato a Novara. E ieri come oggi grande l’abbraccio dei lettori per il “padre” di Benjamin Malaussène, celebre protagonista di un ciclo di romanzi.

“Dopo la morte di mio fratello, ho perso l’uso del corpo”

Ora il centro di gravità si sposta e la trama si muove su due piani che procedono in modo straordinariamente parallelo. Nel nuovo libro Pennac intreccia il celebre racconto di Melville “Bartleby lo scrivano” alle vicende di vita di Bernard, fratello dello scrittore, morto in una clinica privata dopo un intervento alla prostata. Un errore che nessuno ha ammesso ma che lo ha privato di quel fratello a cui ha voluto bene e che gli manca terribilmente, con gravi ripercussioni sulla sua vita: “Nelle prime settimane seguite alla morte di mio fratello, ho perso l’uso del corpo. Mi sono lasciato andare”. Ha rischiato di essere investito da una macchina, si è preso a botte nella metropolitana, è caduto in una scarpata, ha fatto un testacoda, è finito con il muso dell’auto sopra un burrone.

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Il libro dedicato a Bernard

“Per riprendere in mano la situazione, mi sono detto che avrei scritto qualcosa su di lui. Su di noi. La mia memoria si è rifiutata, come se con lui se ne fossero andati anche i nostri ricordi”. Bernard, più vecchio di cinque anni, era un modello per Daniel, un modello troppo alto al punto da non riuscire a emularlo. Ma proprio pensando a lui, mentre guidava tra Nizza e Avignone, è nato il desiderio di portare in scena il Bartlebly di Melville, collaboratore di un notaio di New York che si rifiuta di adempiere alle richieste del suo datore di lavoro rinchiudendosi in una sola risposta: “Preferirei di no”.

Il parallelo con Bartleby

Tutti e due avevano una predilezione speciale per quel personaggio, silenzioso e oscuro, quasi ieratico, avulso da ogni rapporto sociale, terribilmente solo. Il libro alterna gli estratti dell’adattamento teatrale di Bartleby (che assume quasi una funzione terapeutica) ai ricordi, agli aneddoti che, come una gemma, costellano il legame speciale dei due fratelli. Ed emergono, pagina dopo pagina, anche le somiglianze tra Bernard (“Sapevo che era un solitario”), il fratello insostituibile, e Bartleby: quel rifiutare i desideri stupidi, quel voler vivere in modo essenziale. Lui che diceva “Evitiamo di aggravare l’entropia…”. Uno dei princìpi dell’amato Bernard.
Eleonora Groppetti