Le buone abitudini a tavola ci consentono di vivere meglio. Un buon bicchier di vino fa bene al cuore, si è soliti dire. Attenzione, però, a scegliere le bottiglie certificate. Bere moderatamente fa bene alla salute? Certamente sì, perché molti dei principi attivi presenti nel vino, come i polifenoli, sono più che mai efficaci soprattutto per il benessere dell’apparato cardiovascolare. Attenzione però a bere bene, privilegiando vini di qualità, altrimenti non è affatto detto che questi benefici possano riflettersi sulla salute. E’ per questo che gli esperti consigliano sempre di scegliere solo ed esclusivamente vini in bottiglia, con etichetta e “certificati” dalla legislatura vitivinicola, quindi dalla Denominazione di Origine Protetta, per finire alla Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Ecco di seguito l’elenco delle principali certificazioni e cosa significano.

Le buone abitudini a tavola: DOP

Denominazione di Origine Protetta è la sigla più conosciuta e utilizzata, ufficialmente riconosciuta e condivisa a livello europeo. Conta più di 400 vini e 160 prodotti italiani registrati, fra cui particolarità come l’aceto balsamico tradizionale di Modena o il puzzone di Moena. Contraddistingue gli alimenti e i vini le cui caratteristiche gustative possono essere attribuite all’appartenenza a un determinato ambiente geografico: per questo, la sigla è assegnata solo a specialità alimentari prodotte e lavorate in aree precise e secondo un determinato disciplinare di produzione.

Le buone abitudini a tavola: IGP

Indicazione di Origine Protetta, è la seconda tipologia di sigla condivisa a livello europeo. A dispetto del nome, indica alimenti e vini tipici di una determinata area geografica e che lì sono prodotti.

Leggi anche:  Tartare di salmone e gamberi, la ricetta

Le buone abitudini a tavola: DOC

Denominazione di Origine Controllata, è invece la sigla storica, istituita sin dagli anni Sessanta e conosciuta da tutti in Italia. È stata storicamente utilizzata come marchio per i vini di qualità prodotti in aree geografiche di dimensioni piccole o medie, con caratteristiche attribuibili al vitigno, all’ambiente e ai metodi di produzione: i primi prodotti sono stati riconosciuti nel 1966.

Le buone abitudini a tavola: DOCG

Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Al pari della sigla DOC, questo marchio fa ora parte della grande famiglia DOP: è in ogni caso attribuito ai vini già riconosciuti come DOC e ritenuti di particolare pregio da almeno 10 anni. Qualche esempio? Il Barolo, che è stato tra i primi vini ad avere questo riconoscimento (riconoscibile dalla fascetta numerata posta sulla chiusura della bottiglia), L’Aglianico del Vulture Superiore, il Barbaresco, il Brunello di Montalcino. Oggi infatti acquistare vino prodotto con metodi “artigianali”, privi quindi di etichetta e certificazione, può rappresentare un rischio.