Delitto Milani: ergastolo confermato. La pensionata ottantenne era stata uccisa nel 2014 alla Cascina Calossa di Oleggio.

Delitto Milani: ergastolo confermato

Il delitto era avvenuto il 13 settembre 2014 alla Cascina Calossa di Oleggio, quando un’ottantenne, Maria Rosa Milani, era stata uccisa dall’uomo che aveva scoperto nel cortile della sua casa, ossia Salvatore Stentardo, poi reo confesso dell’omicidio. Adesso, per quel fatto di sangue, che aveva sconvolto il Novarese, c’è la sentenza definitiva emessa dalla Corte di Cassazione. Ed è l’ergastolo. Una pena confermata, visto che era quanto già stato inflitto sia in primo grado a Novara il 3 febbraio 2016 (nonostante la scelta del rito abbreviato, giudizio alternativo che, in caso di condanna, prevedrebbe uno ‘sconto’ di un terzo della pena: i molti precedenti, le aggravanti e la modalità dell’aggressione, molto violenta, hanno portato i giudici a non fare sconti) sia poi in Appello, a Torino, nell’ottobre 2017.

Respinto il ricorso del difensore

Ergastolo, interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e perdita della responsabilità genitoriale. La Corte di Cassazione ha dunque respinto il ricorso presentato dal difensore di Stentardo per l’omicidio della pensionata. Il ricorso è stato dichiarato «inammissibile». Stentardo era finito a processo per omicidio volontario, rapina, evasione, furto in abitazione, spaccio di droga e falsificazione di documenti. Il delitto era avvenuto quando l’uomo, dopo essere evaso dal carcere (dove stava scontando una condanna per droga e dove era ammesso al lavoro esterno), scoperto durante una rapina, aveva ucciso la donna, colpendola prima alle spalle e quindi quando l’anziana era ormai a terra. Quel giorno l’ottantenne lo aveva sorpreso nel cortile. Stentardo, che pare fosse sotto l’effetto di droghe, aveva reagito, uccidendola ed era scappato con contanti e oro che aveva trovato nella casa.

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Una latitanza di tre mesi

Già in primo grado il difensore aveva depositato un memoriale in cui l’imputato si diceva pentito e chiedeva scusa. Stentardo pare fosse nei boschi di Loreto alla ricerca di bottini nascosti, provento di precedenti reati. Una latitanza, la sua, che era durata tre mesi: era stato rintracciato a Bologna dai Carabinieri, che qualche tempo dopo avevano notato un nesso tra il delitto di Oleggio e quello di Ida Lagrutta, gioielliera di Novara, uccisa nel suo compro oro di corso Risorgimento nel novembre 2011 (il fatto era avvenuto il 18 novembre, la donna, che non si era mai ripresa, era poi morta il 28). Stentardo è attualmente a processo in Assise a Novara per quella vicenda del 2011. E’ reputato il mandante della rapina, conclusa poi con la morte della donna, che aveva poco più di 40 anni. Per gli investigatori quanto cercava a Oleggio sarebbe il bottino di quanto sottratto al compro oro. Prossima udienza il 5 dicembre.
mo.c.