Adescamento di minore, condannato un quarantacinquenne novarese. Per lui, già in carcere a Verbania, un anno di reclusione.

Adescamento di minore, condannato un quarantacinquenne novarese

Condanna a un anno di reclusione, martedì mattina in Tribunale a Novara, in un processo per un tentativo di adescamento a scopo sessuale che ha visto alla sbarra un 45enne novarese, F.F., al momento in carcere a Verbania per altri fatti. Alla penultima udienza, la scorsa settimana, il pubblico ministero Silvia Baglivo aveva chiesto per l’uomo una condanna a due anni e mezzo di reclusione. Il difensore, l’avvocato Giulia Ruggerone, aveva invece sostenuto come non vi fosse nulla di provato.

«Sei bellissima»

Stando a quanto contestato dall’accusa, l’uomo avrebbe tentato di adescare a scopo sessuale una bambina, ora quattordicenne. Inizialmente l’aveva incontrata per strada, dicendole un normale «Sei bellissima». Un complimento che, in quell’occasione, non aveva fatto preoccupare la giovane, anche perché, a pronunciare quella frase, era il padre di un amico. Qualche tempo dopo però quella stessa frase la ragazzina se l’è trovata sul proprio telefonino, con l’aggiunta della richiesta di volerla incontrare.

La richiesta di fotografie

Messaggi che, a quanto risulta, sarebbero proseguiti con la richiesta anche a inviargli delle foto. «Non quelle del viso, vanno bene anche senza volto», sembra dicesse l’uomo, come a chiedere fotografie che meglio mostrassero il corpo. A quel punto la giovane si era confidata con una compagna di classe. E proprio i genitori dell’amica, cui erano stati mostrati e girati i messaggi, si erano poi rivolti ai genitori della ragazzina, riferendo loro come stesse ricevendo strani messaggi.

L’uomo a Novara perché sottoposto a sorveglianza speciale

La Procura ha così proceduto per un tentativo di adescamento a scopo sessuale. L’uomo si trovava a Novara due anni fa a seguito di alcune prescrizioni della magistratura, era infatti sottoposto a sorveglianza speciale. Era arrivato al numero della ragazzina, stando alla Procura, perché una volta il figlio, non riuscendo a utilizzare il suo telefonino, per chiamare la giovane, aveva usato il cellulare del padre e il numero sarebbe rimasto lì impresso, memorizzato: questo quanto sostiene l’accusa. Aveva così inviato i complimenti, la richiesta di foto e di incontri.

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Per la difesa nessuna prova dello scopo sessuale

I genitori si erano rivolti alla Questura dopo una lettera scritta per loro dalla figlia. Stando al difensore dell’uomo, non esiste prova del fatto che i complimenti alla bambina, all’epoca undicenne, avessero scopo sessuale, un fine, ha sostenuto la difesa, mai esplicitato dall’imputato. Non esiste, ha aggiunto la difesa, alcuna prova che il telefonino l’abbia usato proprio l’imputato. «Ha sempre solo chiesto un incontro, null’altro».

Un anno di reclusione e 600 euro

Quando fu fatta la perquisizione nell’abitazione dell’imputato, l’uomo si era già reso irreperibile e il telefonino non fu sequestrato. I genitori della ragazza, che era rimasta scossa dall’accaduto, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Tommaso Costa. La ragazzina era stata aiutata anche da uno psicologo. Il Tribunale ha condannato l’uomo a un anno e a un danno da liquidare in sede civile con seicento euro di provvisionale alla parte civile.
mo.c.