Violenza contro le donne, presentato il progetto che coinvolge estetiste e parrucchieri. Tra ottobre e novembre 17 nuovi casi.

Violenza contro le donne, presentato il progetto che coinvolge estetiste e parrucchieri

Quello della violenza sulle donne è purtroppo un fenomeno che non conosce remissione e di fronte al quale non si può girare la testa dall’altra parte. Per affrontarlo, serve l’aiuto di tutti. Anche quello degli operatori del settore della bellezza, parrucchieri ed estetiste, che sono spesso i primi confidenti delle clienti e sono quindi in grado di notare se la vita delle donne “sta prendendo una brutta piega”. Proprio questo è il senso del progetto della Regione Piemonte, al quale hanno aderito le associazioni Confartigianato, Cna e Casartigiani, presentato lunedì pomeriggio in Camera di commercio.

Tra ottobre e novembre 17 nuovi casi

«Si tratta di un tema – ha esordito il presidente della Camera di commercio Maurizio Comoli – estremamente importante e delicato. Il vero impegno deve essere quello di evitare l’isolamento e aumentare la percezione del fenomeno, che è molto più diffuso di quanto sembri». Un ruolo fondamentale, per le donne vittime di violenza, lo gioca l’indipendenza economica: spesso infatti è la mancanza di un lavoro, e dunque di una fonte di sostentamento autonoma, a dissuadere dalla denuncia. «Rendere le donne indipendenti e libere dal punto di vista economico – ha detto Comoli – è il primo passo per la loro emancipazione da mariti o compagni violenti. Senza contare il beneficio che la riduzione della disoccupazione femminile porterebbe all’economia del Paese».
Purtroppo, ha sottolineato l’assessore comunale Silvana Moscatelli, «i dati a livello provinciale sono allarmanti: tra ottobre e novembre abbiamo avuto 17 nuovi casi e questo ci spaventa enormemente. E’ necessario davvero l’impegno di tutti, istituzioni e associazioni, per combattere ogni forma di violenza».

«Le istituzioni ci sono e sono pronte a far squadra per le vittime»

In Piemonte esistono 16 centri antiviolenza e nove case rifugio, distribuiti sul territorio: «Una rete capillare – ha detto l’assessore regionale alle Pari opportunità Monica Cerutti – che riunisce istituzioni e operatori qualificati. Il senso di questa iniziativa è coinvolgere chi non si occupa direttamente del problema, ma che può invece essere un utilissimo veicolo di informazione. Il nostro obiettivo è far sapere a tutte le donne piemontesi che le istituzioni ci sono e sono pronte a fare squadra per loro. Il fatto che le persone che si rivolgono ai centri antiviolenza siano in aumento ci deve preoccupare, ma può anche significare che c’è un “sommerso” che sta emergendo e sul quale abbiamo ancora, tutti insieme, molto da fare».

Un centro antiviolenza e otto sportelli di ascolto

In provincia di Novara esiste un centro antiviolenza provinciale (Cav), che ha un polo centrale a Novara città e al quale aderiscono Comune, Provincia e i Consorzi socio-assistenziali del territorio, oltre al Comune di Arona. Sul territorio esistono poi otto sportelli di ascolto: altri due a Novara (presso la Provincia e presso l’Aied), Trecate, Borgomanero, Marano Ticino, Arona, Grignasco, Armeno e San Maurizio d’Opaglio. «Il Cav di Novara – ha ricordato la referente Gianfranca Brustio – è aperto 20 ore alla settimana, per 5 giorni, ma c’è un numero reperibilità attivo 24 ore su 24. E si tratta di una reperibilità reale, grazie alla preziosa collaborazione dell’associazione Liberazione e Speranza».

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brutta piega

Fenomeno ancora troppo sommerso

Da gennaio a ottobre, su tutto il territorio provinciale, sono state 316 le donne accolte agli sportelli, di cui 233 con figli minori: ben 42 sono state inserite in centri di accoglienza o case rifugio. Delle 316 donne che hanno contattato uno sportello antiviolenza, 200 (il 63%) lo hanno fatto a Novara città.  Ma questi dati, già di per sè allarmanti, non sono che la punta dell’iceberg: «Il fenomeno della violenza sulle donne – ha detto Brustio – è difficilmente misurabile, perché c’è ancora troppo sommerso: più del 28% delle donne abusate non ne ha mai parlato con nessuno. Chi ha trovato il coraggio di denunciare lo ha fatto per violenze perpetrate nella maggior parte dei casi dal partner (60%), oppure da familiari (3%) o amici (6%). L’unico dato certo di cui disponiamo, purtroppo è quello dei femminicidi: nel 2017 in Italia ne sono stati commessi 123».

Una brutta piega

Sono proprio estetiste e parrucchiere, spesso, a entrare in contatto con quella violenza perpetrata “ad arte”, in punti del corpo non facilmente visibili: il capo, le zone normalmente coperte dagli abiti. E sono loro, altrettanto spesso, a trovarsi nelle vesti di confidenti. Per questo, com’è stato spiegato in Camera di commercio, il loro ruolo – senza diventare invadente per la sfera del privato – può rivelarsi importante dal punto di vista della veicolazione di informazioni utili alle donne per uscire dalla spirale della violenza. Come ha fatto Samira Bongini, portavoce di Cna, che nel suo salone da parrucchiera ha toccato con mano tante storie.  All’incontro hanno partecipato anche le operatrici del Centro antiviolenza Elia Impaloni, Paola Brovelli e Francesca Ferrari, oltre a Stefania Baiolini, presidente di Confartigianato Estetica Piemonte, ed Enrico Frea, presidente regionale degli acconciatori. Impaloni ha ricordato che aiuto vuol dire anche cercare di tornare alla normalità. Da qui l’idea del buono per una piega gratis dedicato alle donne che si rivolgono al Cav del Comune di Novara. «Una coccola, perché a volte è bene concentrarsi sulla bellezza». Un piccolo gesto, che si aggiunge al kit d’emergenza che contiene biancheria intima e abbigliamento, «perché spesso queste donne si ritrovano senza niente».
Laura Cavalli