Torretta della mafia al Comune di Borgomanero.  Il consigliere regionale Rossi: «Una decisione importante dal punto di vista simbolico».

Torretta della mafia al Comune di Borgomanero

La “Torretta” ubicata all’incrocio tra le vie Arona e Rossignoli, confiscata anni fa dallo Stato ad un esponente di spicco della criminalità organizzata è ufficialmente di proprietà del Comune. Lo ha comunicato il consigliere regionale Domenico Rossi che, oltre a presiedere a Palazzo Lascaris la Commissione Sanità, è anche vice presidente della Commissione speciale per la promozione della cultura e della legalità e il contrasto dei fenomeni mafiosi. «Martedì pomeriggio – ci ha detto Rossi – il Consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc) ha approvato la destinazione della Torretta al Comune di Borgomanero. Nei prossimi giorni il Direttore firmerà il decreto con l’ufficializzazione».

Un lungo iter

L’immobile sino a qualche anno fa era gravato da un’ipoteca a garanzia di un mutuo bancario erogato da un istituto di credito lombardo per un importo di 140.000 euro. La situazione si era sbloccata quando agli inizi di marzo 2015 l’Anbsc aveva comunicato che il bene, per effetto delle disposizioni introdotte dalle legge 228/2012 risultava privo di gravami ipotecari e pertanto sarebbe stato destinabile. Sembrava cosa fatta invece tutto si era arenato nonostante la manifestazione di interesse da parte dell’Amministrazione comunale ad acquisire il bene, a patto però che il trasferimento fosse avvenuto senza oneri a carico del Comune che aveva anche provveduto a predisporre un sopralluogo da cui era emerso che la superficie della “Torretta” era di circa 15 mq calpestabili per piano oltre ad uno stretto porticato di circa 18 mq. Il Comune aveva anche partecipato al bando regionale per procedere alla ristrutturazione dell’edificio e destinarlo a scopi sociali.

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«Una decisione importante dal punto di vista simbolico»

«Improvvisamente però – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Elisa Zanetta – con nostro grande disappunto ci era stato comunicato che l’immobile faceva ancora parte del patrimonio dell’Agenzia e nell’elenco dei beni alienabili». «Tutto è bene quello che finisce bene», questo il commento a caldo di Domenico Rossi che ha seguito sin dall’inizio la tormentata vicenda. «E’ certamente una decisione importante dal punto di vista simbolico – continua Rossi – anche alla luce dei recenti fatti di San Giusto Canavese con l’incendio, un vero e proprio atto intimidatorio, alla villa sequestrata ad un narcotrafficante e destinata ad un’associazione antimafia per il recupero».

«Fondamentale che questi beni siano restituiti alla comunità»

«E’ fondamentale che questi beni siano restituiti alla comunità e riutilizzati a scopi sociali ed educativi, poiché rappresentano una vittoria dello Stato sulle mafie: è questo un caso in cui non basta fare, ma bisogna fare bene. Perciò, dopo questo primo passo, bisogna continuare a camminare e mettere al più presto la torretta a disposizione dei cittadini, per non far prevalere il messaggio ‘o noi o nessuno’ lanciato dalla criminalità organizzata. Non a caso Regione Piemonte dopo molti anni ha rifinanziato per il secondo anno consecutivo la legge 14/2007 grazie all’intervento del gruppo consiliare del Partito Democratico. Fondi a disposizione di quei Comuni impegnati nella trasformazione dei beni confiscati in una testimonianza di legalità, giustizia e riscatto civile».
Carlo Panizza