Locanda d’Agosto, cinquemila coperti. Bilancio positivo per la mensa d’estate che combatte povertà e solitudine. Tanti i nuovi giovani volontari.

Locanda d’Agosto, cinquemila coperti

Cinquemila coperti, una media di utenti nelle cinque settimane di servizio (35 giorni di attività) che ha toccato quota 142 (vero record di questi ultimi anni). Il picco si è registrato nella serata dello scorso 28 agosto, quando, nei locali del Centro sociale Le Grandi Volte, sono arrivati 170 ospiti.
Sono solo alcuni numeri dell’edizione 2018 della “Locanda d’Agosto”, la mensa per i poveri, ma anche per chi è solo e vuole vincere la solitudine, allestita da sempre dalla Caritas diocesana nel periodo estivo.  La “Locanda”, che ad agosto sostituisce le altre mense cittadine che chiudono per l’estate, ha aperto il 30 luglio ed è terminata la scorsa domenica 2 settembre. Un’edizione da record quella di quest’anno, non solo per il numero di utenti, ma anche per il numero dei volontari, oltre una settantina, per la maggior parte molto giovani.

Bilancio più che positivo

«Il bilancio – commenta Federica Mariani, responsabile della “Locanda d’Agosto” – è più che positivo. Siamo tutti contenti dell’affluenza registrata e dei legami che si sono creati tra gli ospiti e i volontari. Si sono creati rapporti, amicizie, relazioni e questo è quanto volevamo. Una mensa di prossimità, una mensa che puntasse, come richiesto anche da don Giorgio Borroni (direttore Caritas diocesana, ndr), all’aspetto relazionale della cena. Un aspetto decisamente positivo dell’annata è stato quello dei volontari. Molti volti nuovi, molti giovani alla loro prima esperienza alla mensa. Hanno riversato in ogni loro turno di servizio sempre un grande entusiasmo e grande impegno. Hanno creato un team davvero molto affiatato. Questo è stato molto bello. Hanno dato una mano sempre col sorriso, anche quando magari gli ospiti erano tanti e il lavoro diventava più duro».

Tanti giovani volontari

Il grazie ai volontari lo fa anche don Borroni: «Il mio grazie va ai volontari, per il servizio portato in questi 35 giorni e per la forte vicinanza manifestata con gli ospiti, come voleva essere la nostra mensa. Una mensa della relazione, della vicinanza, sul modello del ristorante solidale Ruben aperto a Milano qualche anno fa dall’imprenditore milanese Ernesto Pellegrini. Ci siamo riusciti e questo è senz’altro l’aspetto più importante. Abbiamo avuto volontari molto giovani e che hanno creato un bell’ambiente, che hanno subito legato, facendo al meglio il proprio servizio di volontariato».

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Utenti di 37 nazionalità diverse

«Un grazie da parte mia va anche alle persone che sono venute alla mensa, che hanno capito il nostro impegno, lo sforzo messo nel garantire che tutto andasse per il meglio. Persone che non hanno preteso, ma hanno ricevuto, atteso il proprio turno e anche ringraziato. Sono molti gli ospiti che hanno detto grazie ai volontari e questo, per un volontario, impegnato in un servizio che si è protratto per oltre un mese, vuol dire tanto. Un servizio – conclude don Borroni – non solo per i poveri, ma anche per chi, solo, voleva cenare in compagnia, vincendo la solitudine dello stare soli a casa». Quanto agli altri numeri, 37 sono state le nazionalità rappresentate, la più presente quella peruviana, in forte crescita rispetto lo scorso anno. A seguire, la presenza ucraina e quella ghanese. Per quanto riguarda le presenze italiane e straniere, sono all’incirca equamente suddivise, con 159 utenti italiani e 162 stranieri. «Sono venute molte famiglie intere con bambini piccoli – rileva Mariani – soprattutto per gli utenti peruviani. Famiglie con anche 2, 3 bimbi alla mensa».
mo.c.