Duemila cozze, prosegue il ripopolamento del lago d’Orta. Progetto del Cnr Ise di Pallanza: indicheranno quanti sedimenti tossici sono ancora presenti.

Duemila cozze, prosegue il ripopolamento del lago d’Orta

Una specie di cozze (denominate “Unio elongatulus”), originariamente autoctona ma drasticamente scomparsa dalle acque del Lago d’Orta a causa del “disastro ambientale” dei primi del Novecento, è stata reimmessa ad inizio mese (come anticipato lo scorso anno) nel bacino lacustre. Lo scopo è produrre un risanamento biologico dei sedimenti tossici ancora presenti, nonostante il successo del liming che ne aveva depurato le acque.

Progetto del Cnr Ise di Pallanza

Dal ritrovamento fortuito si è giunti, attraverso un articolato progetto del Cnr Ise di Pallanza alla concretizzazione dell’intervento con la reintroduzione della popolazione dei bivalvi ad una profondità che varia dai 2 ai 3 metri, ad una distanza dalla costa di circa 30-40 metri. Le cozze immesse nel lago sono state, spiega la ricercatrice artefice del progetto, Nicoletta Riccardi (Cnr Ise) circa duemila «dopo essere state prelevate dal Lago Maggiore il 27 giugno e pulite sono state lasciate a depurarsi in acqua filtrata. A ciascuna, applicati due tipi di identificativi: un’ etichetta con un codice numerico e un microchip».

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Monitoraggio con un microchip

Qual è il loro compito e come verranno monitorate? «Il microchip – afferma Riccardi – emette un segnale rilevabile grazie ad una specifica apparecchiatura acquistata grazie al contributo dei Rotary Club del Gruppo Piemonte Nord-Est. Apparecchiatura utilizzata dai subacquei in immersione per localizzare le cozze anche a distanza di mesi/anni. Le cozze “rilocalizzate” verranno controllate per verificare se stanno bene e, se crescono, oppure essere prelevate per analizzare quante sostanze tossiche hanno accumulato nel periodo di tempo di permanenza nel fondale».

Impiantate a Orta presso la spiaggia di Bagnera

Dove è presumibile che “attecchiscano”? «Sono state impiantate a Orta, presso la spiaggia di Bagnera, per espressa richiesta del sindaco, Giorgio Angeleri. E’ probabile che le femmine impiantate, in maggioranza “gravide”, prolifichino. Per il successo riproduttivo è necessario che trovino una specie di pesce adatta ad ospitare le loro larve per il periodo necessario allo sviluppo (circa 3 mesi). Ma nella zona c’è molto pesce (persico, triotto), quindi – auspica Riccardi- sono ottimista».
Maria Antonietta Trupia