Casa Bossi, primo passo per il recupero grazie all’inserimento nel piano delle alienazioni. Critiche le opposizioni.

Casa Bossi, primo passo per il recupero

Il Consiglio comunale di Novara, con i 21 sì della maggioranza, il voto contrario dei due rappresentanti del “Movimento 5 Stelle” presenti (Mario Iacopino e Paola Vigotti) e l’astensione del Pd, ha licenziato nella tarda mattinata di ieri l’ultima variazione al Bilancio previsionale dell’anno in corso con l’inserimento di Casa Bossi nel Piano delle alienazioni. Il dibattito sul futuro dell’edificio antonelliano, com’era nelle previsioni, ha portato in secondo piano tutto il resto. Compreso l’annuncio fatto dal sindaco Alessandro Canelli in apertura di seduta che la Giunta, accogliendo l’appello dei soci novaresi di “Banca Etica”, con un emendamento al Piano di revisione straordinaria delle partecipate del Comune, non cederà la sua quota dell’istituto di credito: «Una modifica alla “legge Madia” – ha detto il primo cittadino – che aveva introdotto per gli enti locali l’obbligo di dismettere tutte le partecipazioni “non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali”, adesso esclude questo tipo di partecipazione dall’elenco di partecipazioni da cedere». Un “dietro – front” accolto con generale soddisfazione.

Le posizioni delle forze politiche

«Tutto quello che ci è stato detto è verbale – ha esordito così la “pentastellata” Paola Vigotti – Non so su cosa ci dovremmo basare se non sulle carte. Solo questo modo di procedere è sufficiente per farci dire di essere contrari». Entrando poi nel merito, «come successo in altre casi, si potrebbe dire che si sta togliendo un bene di tutta la città per metterlo nella mani di privati. Casa Bossi è di tutti i novaresi. Mi sembra che stiamo andando in tutt’altra direzione, quella di firmare un assegno in bianco e poi si vedrà…». E ancora: «Si parla di 30-35 milioni di euro, ma ci sono altri percorsi, come la possibilità di accedere a fondi europei come avvenuto per il Castello».
«Non abbiamo avuto la possibilità di visionare una copia del “lascito” – ha aggiunto dal “dem” Sara Paladini – Siamo ancora al “racconto” e non esiste neppure una delibera d’indirizzo da parte dell’Amministrazione. Anche se fosse utile questa soluzione, il problema sono i “paletti” che vogliamo mettere. Oggi sembra complicato dare le chiavi di casa senza sapere chi sarà l’ospite. Ci troviamo di fronte a un’accelerazione troppo forte».
«Noi siamo completamente diversi da voi rispetto a un piano progettuale della città e dovete smetterla di considerarci degli sprovveduti – ha replicato per la maggioranza Valter Mattiuz – E’ necessario innescare un percorso, il primo gradino da cui si partire. L’impegno economico per il recupero di Casa Bossi è decisamente elevato, per cui bisogna trovare strade alternative. Oggi ragioniamo su un recupero in termini funzionali, che possa poi garantire un utilizzo pubblico».
«Si tratta dell’ennesima campagna di annunci – ha controbattuto l’ex sindaco Andrea Ballaré – Sul principio siamo anche d’accordo, ma ci interessa che questa operazione sia fatta come si deve, partendo da un “business plain” economico – finanziario. Non vorrei che ci trovassimo poi di fronte a una situazione come per lo Sporting, dove il Comune ha rischiato davvero di lasciarci le penne».

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Le spiegazioni del sindaco

Come accaduto martedì in Commissione è toccato al sindaco Canelli illustrare questa proposta di recupero di Casa Bossi: «E’ propedeutico, perché ci è stato chiesto, partendo da una perizia che risale ormai a una decina di anni fa, dall’Agenzia del Demanio, affinché parta quel processo di “accompagnamento” che possa andare incontro a quelle esigenze accennate oggi. Capisco che si tratti di un tema che sta a cuore a tanti – ha insistito – e sul quale bisogna fare la massima attenzione. Il fatto di voler affidarci ad un “advisor di Stato” è già di per sé una garanzia. E non confondetelo con lo Sporting, nei suoi termini giuridici e di sostenibilità economico – finanziaria. Qui il Comune non metterà un euro, non accenderà un mutuo, non chiederà fidejussioni. Abbiamo la responsabilità politico – amministrativa di esplorare tutte le soluzioni per salvaguardare questo bene, impegnandomi di volta in volta a “rendicontare” l’evoluzione della situazione anche con incontri pubblici. Ma per adesso consentiteci di andare avanti».
Al momento del voto, mentre Flavio Freguglia (Lega) annunciava il sì compatto della maggioranza, il Movimento 5 Stelle ribadiva la sua posizione contraria, suffragata dal fatto che anche le variazioni a un Bilancio («senza infamia e senza lode») non erano ritenute soddisfacenti su alcuni temi, mentre la soluzione per Casa Bossi era giudicata «troppo frettolosa».
«Queste variazioni – così Ballaré per il suo gruppo – sono la fotografia di un anno di Amministrazione. A parte cinque o sei delibere di “peso”, questo Bilancio certifica un anno di inattività. Il nostro parere sarebbe contrario, ma abbiamo deciso di astenerci per il semplice motivo che grazie all’avvio di questo procedimento per Casa Bossi anche noi vogliamo dare un segnale di positività rispetto a questo tema».
Luca Mattioli