NOVARA – Entro il 10 marzo la Regione dovrà formulare al Ministero il proprio parere riguardo al progetto di indagine geofisica per la ricerca di idrocarburi “Cascina Alberto”, proposto da Shell Italia E&P e sul quale è stata richiesta l’attivazione del procedimento di Via (Valutazione di impatto ambientale).
Come si ricorderà, il permesso di ricerca, di cui Shell è titolare dal 2015, si estende su un territorio di oltre 460 km² tra Piemonte e Lombardia nelle province di Novara, Vercelli, Biella e Varese. Nel Novarese, l’area interessata comprende  una ampia fascia di comuni – da Castelletto Ticino a Borgomanero, sino a Gattinara e Sizzano –  a vocazione per lo più agricola.
E sull’argomento, il territorio ha fin da subito fatto fronte Comune. Su proposta del presidente della Provincia, Matteo Besozzi, a Torino è stato consegnato un documento nel quale amministratori locali e rappresentanti delle aree protette hanno espresso il loro fermo diniego a qualsiasi proposta di ricerca di idrocarburi sul un territorio che punta invece «ad uno sviluppo ecocompatibile basato sull’agricoltura, il turismo e l’enogastronomia».
In attesa che la Regione completi il suo percorso valutativo, le associazioni ambientaliste non abbassano la guardia e mettono in guardia sui rischi. «Il progetto Cascina Alberto, come il precedente progetto Carisio (quello proposto da Eni, che ora ne ha annunciato il ritiro, ndr), è vecchio di cent’anni, – dice Fabio Tomei, di Carp Novara onlus, che fa parte della rete Coordite (Coordinamento difesa territorio) – non guarda al futuro delle energie rinnovabili ed ignora le reali esigenze della gente».
Con lui, a testimoniare una posizione unitaria in difesa dell’ambiente e contro il consumo del suolo, in redazione sono venuti Anna Denes (Pro Natura Novara), Giovanni Gramegna (Fai Novara), Giulio Bedoni (Italia Nostra), Isabella Baccalaro e Adolfo Mignemi (Comitato Dnt, protagonista di una lunga battaglia contro il progetto “Carisio” di Eni sul territorio della Bassa Sesia).
Il loro appello si muove su più fronti. Innanzitutto quello strettamente locale: «Sono molti i Comuni che già hanno espresso una posizione contraria al progetto, oltre a quelli che hanno firmato il documento consegnato in Regione. Invitiamo tutti i cittadini a far pressione sui loro amministratori perché, qualora ancora non l’abbiano fatto, provvedano a formulare un parere in via ufficiale. Inoltre, non va dimenticato che in questa fase, fino al 10 marzo, ogni singolo cittadino o associazione può inviare le proprie osservazioni specifiche sul progetto direttamente al Ministero dell’ambiente. Facciamo sentire le nostre voci e diciamo no a un progetto che rischia di danneggiare irrimediabilmente il nostro territorio».
Laura Cavalli

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NOVARA – Entro il 10 marzo la Regione dovrà formulare al Ministero il proprio parere riguardo al progetto di indagine geofisica per la ricerca di idrocarburi “Cascina Alberto”, proposto da Shell Italia E&P e sul quale è stata richiesta l’attivazione del procedimento di Via (Valutazione di impatto ambientale).
Come si ricorderà, il permesso di ricerca, di cui Shell è titolare dal 2015, si estende su un territorio di oltre 460 km² tra Piemonte e Lombardia nelle province di Novara, Vercelli, Biella e Varese. Nel Novarese, l’area interessata comprende  una ampia fascia di comuni – da Castelletto Ticino a Borgomanero, sino a Gattinara e Sizzano –  a vocazione per lo più agricola.
E sull’argomento, il territorio ha fin da subito fatto fronte Comune. Su proposta del presidente della Provincia, Matteo Besozzi, a Torino è stato consegnato un documento nel quale amministratori locali e rappresentanti delle aree protette hanno espresso il loro fermo diniego a qualsiasi proposta di ricerca di idrocarburi sul un territorio che punta invece «ad uno sviluppo ecocompatibile basato sull’agricoltura, il turismo e l’enogastronomia».
In attesa che la Regione completi il suo percorso valutativo, le associazioni ambientaliste non abbassano la guardia e mettono in guardia sui rischi. «Il progetto Cascina Alberto, come il precedente progetto Carisio (quello proposto da Eni, che ora ne ha annunciato il ritiro, ndr), è vecchio di cent’anni, – dice Fabio Tomei, di Carp Novara onlus, che fa parte della rete Coordite (Coordinamento difesa territorio) – non guarda al futuro delle energie rinnovabili ed ignora le reali esigenze della gente».
Con lui, a testimoniare una posizione unitaria in difesa dell’ambiente e contro il consumo del suolo, in redazione sono venuti Anna Denes (Pro Natura Novara), Giovanni Gramegna (Fai Novara), Giulio Bedoni (Italia Nostra), Isabella Baccalaro e Adolfo Mignemi (Comitato Dnt, protagonista di una lunga battaglia contro il progetto “Carisio” di Eni sul territorio della Bassa Sesia).
Il loro appello si muove su più fronti. Innanzitutto quello strettamente locale: «Sono molti i Comuni che già hanno espresso una posizione contraria al progetto, oltre a quelli che hanno firmato il documento consegnato in Regione. Invitiamo tutti i cittadini a far pressione sui loro amministratori perché, qualora ancora non l’abbiano fatto, provvedano a formulare un parere in via ufficiale. Inoltre, non va dimenticato che in questa fase, fino al 10 marzo, ogni singolo cittadino o associazione può inviare le proprie osservazioni specifiche sul progetto direttamente al Ministero dell’ambiente. Facciamo sentire le nostre voci e diciamo no a un progetto che rischia di danneggiare irrimediabilmente il nostro territorio».
Laura Cavalli

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