NOVARA – La struttura di via Bovio destinata a ospitare il Centro internazionale di ricerca sulle malattie autoimmuni e un nuovo incubatore di impresa, ormai dai novaresi familiarmente conosciuta come “Pisu” (acronimo per “Progetto integrato di sviluppo urbano”), prende decisamente forma. Lo ha reso l’Amministrazione del capoluogo (ma lo si può decisamente intuire anche ad occhio nudo transitando in corso Trieste) dalle “colonne” dell’ultimo numero di “Novaranet”, il notiziario telematico comunale. Proprio in questi giorni infatti i tecnici del Servizio informatico di Palazzo Cabrino stanno provvedendo al completamento delle connessioni di rete e quelle del sistema di videosorveglianza. 

Tutto lascia quindi presagire che il completamento dei lavori possa avvenire entro l’autunno.

«Stiamo rispettando in pieno il crono-programma che ci eravamo prefissati – ci ha detto con giustificata soddisfazione il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Nicola Fonzo – La Regione Piemonte, che finanzia il 70% dei 10 milioni di euro destinati alla realizzazione (per i restanti tre contribuisce il Comune con risorse proprie e con un mutuo, ndr), aveva fissato la data la prossimo 31 dicembre come termine ultimo per la presentazione della rendicontazione. All’inizio dell’anno – ha proseguito – questo cantiere era forse quello che destava le maggiori preoccupazioni per quanto riguardava il rispetto della tempistica, ma i lavori sono sempre proseguiti nel migliore dei modi. Cosa che lascia ben sperare per la loro ultima fase».

«La più grossa scommessa sul futuro della città»: così aveva definito il progetto il sindaco Andrea Ballaré nello scorso mese di febbraio in occasione della visita al cantiere riservata ai giornalisti. 

Una struttura che, nelle intenzioni di chi l’ha voluta, dovrà costituire un polo d’eccellenza della città nel campo della medicina attraverso una collaborazione sinergica con la vicina Università, ma anche nella creazione di nuovi posti di lavoro con la “dirimpettaia” Fondazione Novara Sviluppo. Senza dimenticare che l’opera contribuirà a riqualificare, dal punto di vista urbanistico ma non solo, un’area consistente del quartiere di Sant’Agabio. Con il completamento dei lavori, inoltre, la stessa via Bovio sarà chiusa al traffico, andando a costituire insieme alla vicina area verde, una zona pedonale dove troverà posto l’attuale area mercatale, anche lei oggetto di una riqualificazione da tempo annunciata.

Ancora Fonzo: «Questa opera sarà uno straordinario biglietto da visita per chi arriva a Novara.  Sarà un luogo totalmente rivisitato dal punto di vista della qualità urbana e non rappresenta assolutamente una “vandalizzazione” di cemento: l’edificio costituirà un tutt’uno fra quello che c’era e quello che ci sarà». 

Il completamento dell’opera, però, vuole essere per la Giunta Ballaré unicamente un “tassello”: nella stessa zona l’Amministrazione ha infatti allo studio altri interventi di recupero di aree dismesse, secondo quanto espresso dal programma europeo “Urbact”, di cui la nostra città è protagonista insieme alla spagnola Igualada, alla tedesca Jena, alla romena Baia Sprie, all’olandese Eindhoven, all’inglese Leeds, all’estone Tartu e alla lituana Plungé.

Luca Mattioli

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NOVARA – La struttura di via Bovio destinata a ospitare il Centro internazionale di ricerca sulle malattie autoimmuni e un nuovo incubatore di impresa, ormai dai novaresi familiarmente conosciuta come “Pisu” (acronimo per “Progetto integrato di sviluppo urbano”), prende decisamente forma. Lo ha reso l’Amministrazione del capoluogo (ma lo si può decisamente intuire anche ad occhio nudo transitando in corso Trieste) dalle “colonne” dell’ultimo numero di “Novaranet”, il notiziario telematico comunale. Proprio in questi giorni infatti i tecnici del Servizio informatico di Palazzo Cabrino stanno provvedendo al completamento delle connessioni di rete e quelle del sistema di videosorveglianza. 

Tutto lascia quindi presagire che il completamento dei lavori possa avvenire entro l’autunno.

«Stiamo rispettando in pieno il crono-programma che ci eravamo prefissati – ci ha detto con giustificata soddisfazione il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Nicola Fonzo – La Regione Piemonte, che finanzia il 70% dei 10 milioni di euro destinati alla realizzazione (per i restanti tre contribuisce il Comune con risorse proprie e con un mutuo, ndr), aveva fissato la data la prossimo 31 dicembre come termine ultimo per la presentazione della rendicontazione. All’inizio dell’anno – ha proseguito – questo cantiere era forse quello che destava le maggiori preoccupazioni per quanto riguardava il rispetto della tempistica, ma i lavori sono sempre proseguiti nel migliore dei modi. Cosa che lascia ben sperare per la loro ultima fase».

«La più grossa scommessa sul futuro della città»: così aveva definito il progetto il sindaco Andrea Ballaré nello scorso mese di febbraio in occasione della visita al cantiere riservata ai giornalisti. 

Una struttura che, nelle intenzioni di chi l’ha voluta, dovrà costituire un polo d’eccellenza della città nel campo della medicina attraverso una collaborazione sinergica con la vicina Università, ma anche nella creazione di nuovi posti di lavoro con la “dirimpettaia” Fondazione Novara Sviluppo. Senza dimenticare che l’opera contribuirà a riqualificare, dal punto di vista urbanistico ma non solo, un’area consistente del quartiere di Sant’Agabio. Con il completamento dei lavori, inoltre, la stessa via Bovio sarà chiusa al traffico, andando a costituire insieme alla vicina area verde, una zona pedonale dove troverà posto l’attuale area mercatale, anche lei oggetto di una riqualificazione da tempo annunciata.

Ancora Fonzo: «Questa opera sarà uno straordinario biglietto da visita per chi arriva a Novara.  Sarà un luogo totalmente rivisitato dal punto di vista della qualità urbana e non rappresenta assolutamente una “vandalizzazione” di cemento: l’edificio costituirà un tutt’uno fra quello che c’era e quello che ci sarà». 

Il completamento dell’opera, però, vuole essere per la Giunta Ballaré unicamente un “tassello”: nella stessa zona l’Amministrazione ha infatti allo studio altri interventi di recupero di aree dismesse, secondo quanto espresso dal programma europeo “Urbact”, di cui la nostra città è protagonista insieme alla spagnola Igualada, alla tedesca Jena, alla romena Baia Sprie, all’olandese Eindhoven, all’inglese Leeds, all’estone Tartu e alla lituana Plungé.

Luca Mattioli