Delle circa 443mila imprese aventi sede in Piemonte a fine 2015, poco meno di una su dieci risulta guidata da stranieri: in base ai dati del Registro imprese delle Camere di commercio emerge, infatti, come al 31 dicembre dell’anno appena concluso le imprese straniere registrate in Piemonte siano 40.716.

Nonostante il perdurare di condizioni congiunturali poco favorevoli, la componente straniera del tessuto imprenditoriale regionale ha mostrato una vivacità superiore a quella evidenziata dalle imprese piemontesi complessivamente considerate, grazie ad un numero di iscrizioni superiore alle cessazioni. Nel 2015, a fronte della nascita di 5.356 imprese straniere, si sono registrate, infatti, solo 3.612 cessazioni (valutate al netto delle cessazioni d’ufficio), per un saldo positivo pari a 1.744 unità.

Analizzando i tassi di crescita degli ultimi quattro anni emerge come, mentre per il totale delle imprese piemontesi la dinamica sia stata sempre negativa (sebbene in graduale attenuazione nell’ultimo biennio), la performance delle imprese straniere sia stata sempre, accompagnata dal segno più, raggiungendo nel 2015 un tasso di crescita del 4,4%.

«L’imprenditoria straniera rappresenta una risorsa preziosa per l’economia del nostro territorio, una risorsa che è cresciuta progressivamente negli ultimi anni, a dispetto di un calo generalizzato delle imprese complessivamente registrate in Piemonte – sottolinea il presidente di Unioncamere Piemonte Ferruccio Dardanello -. Spetta quindi al sistema delle istituzioni saper valorizzare e sostenere questo bacino di imprenditori, ad esempio attraverso politiche mirate di sostegno al credito, essendo questo un segmento di mercato che presenta le maggiori difficoltà di accesso ai finanziamenti. Con questa consapevolezza, il Sistema camerale in questi anni ha sostenuto finanziariamente il Fondo di garanzia per il Microcredito della Regione Piemonte, a supporto dei soggetti non bancabili – come, per l’appunto, gli immigrati – per aiutarli nella realizzazione delle loro idee imprenditoriali».

A livello settoriale, il primo comparto per presenza risulta, anche nel 2015, quello delle costruzioni, con 13.319 imprese straniere. Il settore edile, che complessivamente ha patito la crisi degli ultimi anni più degli altri comparti, ha invece evidenziato, per la componente straniera una sostanziale stabilità, registrando un tasso di crescita del +0,3%. Tra i principali settori di specializzazione delle imprese straniere troviamo anche il commercio, che ha manifestato nel 2015 una dinamica positiva (+4,1%), il turismo, cresciuto dell’8,5%, e le attività manifatturiere (+8,1%).

Le imprese straniere assumono, nell’84%, dei casi la forma di imprese individuali, mentre poco meno di una su 10 è una società di persone; solo il 6% si costituisce come società di capitale e l’1% assume altre forme.

Analizzando i dati relativi alla natimortalità di queste imprese in base alla forma giuridica, emerge come le imprese individuali evidenzino i tassi sia di natalità che di mortalità più elevati; il tasso di crescita che ne deriva appare comunque positivo e pari, nel 2015, a +4,4%. Le società di persone vivono una vivacità inferiore, da cui deriva un tasso di crescita del +0,6%, mentre per quanto riguarda le società di capitale il tasso di natalità appare di molto superiore a quello di mortalità, sintomo di una maggior tenuta di questa forma d’impresa, il cui di crescita risulta pari a +11,3%.

Disaggregando i dati per territorio, l’incidenza maggiore delle imprese straniere sul totale delle imprese si registra a Torino, Novara e Vercelli. In termini di dinamica, invece, i tassi di crescita più elevati appartengono a Cuneo (+5,6%), Alessandria (+5,3%) e Torino (+4,5%).

La nazionalità maggiormente rappresentata tra gli imprenditori stranieri è quella rumena, che, nel 2015, ha superato di gran lunga la soglia delle 10mila posizioni imprenditoriali, il 19,1% di quelle straniere. Seguono i marocchini (9.463), gli albanesi (4.837) e i cinesi (3.998), con quote rispettivamente pari al 16,8%, 8,6% e 7,1%.  È necessario scorrere la graduatoria fino alla quinta e alla sesta posizione per scorgere due nazionalità comunitarie, vale a dire quelle francese e tedesca, che raggruppano rispettivamente 2.555  e 1.763 imprenditori.  

l.c.

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Delle circa 443mila imprese aventi sede in Piemonte a fine 2015, poco meno di una su dieci risulta guidata da stranieri: in base ai dati del Registro imprese delle Camere di commercio emerge, infatti, come al 31 dicembre dell’anno appena concluso le imprese straniere registrate in Piemonte siano 40.716.

Nonostante il perdurare di condizioni congiunturali poco favorevoli, la componente straniera del tessuto imprenditoriale regionale ha mostrato una vivacità superiore a quella evidenziata dalle imprese piemontesi complessivamente considerate, grazie ad un numero di iscrizioni superiore alle cessazioni. Nel 2015, a fronte della nascita di 5.356 imprese straniere, si sono registrate, infatti, solo 3.612 cessazioni (valutate al netto delle cessazioni d’ufficio), per un saldo positivo pari a 1.744 unità.

Analizzando i tassi di crescita degli ultimi quattro anni emerge come, mentre per il totale delle imprese piemontesi la dinamica sia stata sempre negativa (sebbene in graduale attenuazione nell’ultimo biennio), la performance delle imprese straniere sia stata sempre, accompagnata dal segno più, raggiungendo nel 2015 un tasso di crescita del 4,4%.

«L’imprenditoria straniera rappresenta una risorsa preziosa per l’economia del nostro territorio, una risorsa che è cresciuta progressivamente negli ultimi anni, a dispetto di un calo generalizzato delle imprese complessivamente registrate in Piemonte – sottolinea il presidente di Unioncamere Piemonte Ferruccio Dardanello -. Spetta quindi al sistema delle istituzioni saper valorizzare e sostenere questo bacino di imprenditori, ad esempio attraverso politiche mirate di sostegno al credito, essendo questo un segmento di mercato che presenta le maggiori difficoltà di accesso ai finanziamenti. Con questa consapevolezza, il Sistema camerale in questi anni ha sostenuto finanziariamente il Fondo di garanzia per il Microcredito della Regione Piemonte, a supporto dei soggetti non bancabili – come, per l’appunto, gli immigrati – per aiutarli nella realizzazione delle loro idee imprenditoriali».

A livello settoriale, il primo comparto per presenza risulta, anche nel 2015, quello delle costruzioni, con 13.319 imprese straniere. Il settore edile, che complessivamente ha patito la crisi degli ultimi anni più degli altri comparti, ha invece evidenziato, per la componente straniera una sostanziale stabilità, registrando un tasso di crescita del +0,3%. Tra i principali settori di specializzazione delle imprese straniere troviamo anche il commercio, che ha manifestato nel 2015 una dinamica positiva (+4,1%), il turismo, cresciuto dell’8,5%, e le attività manifatturiere (+8,1%).

Le imprese straniere assumono, nell’84%, dei casi la forma di imprese individuali, mentre poco meno di una su 10 è una società di persone; solo il 6% si costituisce come società di capitale e l’1% assume altre forme.

Analizzando i dati relativi alla natimortalità di queste imprese in base alla forma giuridica, emerge come le imprese individuali evidenzino i tassi sia di natalità che di mortalità più elevati; il tasso di crescita che ne deriva appare comunque positivo e pari, nel 2015, a +4,4%. Le società di persone vivono una vivacità inferiore, da cui deriva un tasso di crescita del +0,6%, mentre per quanto riguarda le società di capitale il tasso di natalità appare di molto superiore a quello di mortalità, sintomo di una maggior tenuta di questa forma d’impresa, il cui di crescita risulta pari a +11,3%.

Disaggregando i dati per territorio, l’incidenza maggiore delle imprese straniere sul totale delle imprese si registra a Torino, Novara e Vercelli. In termini di dinamica, invece, i tassi di crescita più elevati appartengono a Cuneo (+5,6%), Alessandria (+5,3%) e Torino (+4,5%).

La nazionalità maggiormente rappresentata tra gli imprenditori stranieri è quella rumena, che, nel 2015, ha superato di gran lunga la soglia delle 10mila posizioni imprenditoriali, il 19,1% di quelle straniere. Seguono i marocchini (9.463), gli albanesi (4.837) e i cinesi (3.998), con quote rispettivamente pari al 16,8%, 8,6% e 7,1%.  È necessario scorrere la graduatoria fino alla quinta e alla sesta posizione per scorgere due nazionalità comunitarie, vale a dire quelle francese e tedesca, che raggruppano rispettivamente 2.555  e 1.763 imprenditori.  

l.c.