Il Castello di Novara, con l’Arca di Vercelli e il palazzo dei Musei di Varallo Sesia, sarà una delle tre sedi espositive che dal 23 marzo al 1° luglio 2018 (per la sede di Varallo proroga fino al 16 settembre) accoglieranno la grande mostra “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”, curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa con la supervisione di Giovanni Romano, a lungo sovrintendente del Piemonte e massimo esperto di Gaudenzio. Evento, come ha affermato l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi durante la presentazione torinese al Circolo dei lettori nella nota stampa, “che rende gli onori ad un artista di grandissimo valore ma non così noto, che nel Cinquecento venne ritenuto da Giovanni Paolo Lomazzo, insieme a Mantegna, Michelangelo, Polidoro da Caravaggio, Leonardo, Raffaello e Tiziano, uno dei sette Governatori del Tempo della Pittura”. Gaudenzio Ferrari (Valduggia 1475 circa – Milano 1546) aveva inciso in modo profondo sulla cultura artistica delle zone facenti capo alle tre città, contribuendo in modo decisivo alla diffusione di una raffigurazione pittorica costruita sui principi umanistici e rinascimentali che trovava riferimenti in Bramantino, in Leonardo, nella coeva pittura dell’Italia centrale e nelle stampe düreriane. Interventi ancora ampiamente testimoniati sui territori stessi, a partire dal tramezzo affrescato della chiesa conventuale di Santa Maria delle Grazie, dall’attività variamente articolata da lui condotta presso il Sacro Monte di Varallo Sesia, senza dimenticare i dipinti (su tavola e sulle pareti) eseguiti per la chiesa di San Cristoforo a Vercelli o gli imponenti polittici e le grandi pale di  Arona e Novara come lo “Sposalizio mistico di Santa Caterina”, 1530-1535 circa, il dipinto su tavola che si trova nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, vale a dire nel Duomo della nostra città. Opere tutte eseguite, con molte altre, prima del 1537, anno in cui l’artista si era trasferito a Milano per lavorare nella chiesa di Santa Maria della Pace (affreschi ora a Brera) e in Santa Maria delle Grazie, in un periodo di poco successivo a quello in cui lo stesso edificio aveva visto la presenza di Leonardo e di Bramante. Le opere distribuite sui territori saranno rilegate a quelle esposte nelle diverse sedi, organizzate seguendo l’ordine cronologico, da schede e saggi proposti nell’unico catalogo che accompagna l’evento, alla cui buona riuscita ha sicuramente contribuito la nuova campagna fotografica affidata al fotografo padovano Mauro Magliani, specialista in questo settore. Nelle tre mostre, da considerarsi parte di un medesimo, grande momento celebrativo e culturale, le opere di Gaudenzio saranno esposte accanto a quelle dei suoi contemporanei e dei suoi seguaci, con prestiti dall’Italia e dall’estero, da musei e collezioni private fra cui il Louvre, il Ringling Museum of Art di Sarasota, lo Stadel Museum di Franforte, il Szepmuveszeti Muzeum di Budapest, da tre musei di Torino (Galleria Sabauda, Museo Civico d’Arte Antica, Accademia Albertina) e dalla Diocesi di Novara. A Varallo Sesia saranno ospitate le opere degli inizi, dagli anni di formazione agli interventi del Sacro Monte; a Vercelli quelle della maturità; a Novara i dipinti degli ultimi anni, in cui la chiarezza compositiva e la felicità di narrazione avevano accolto i nuovi stimoli della “maniera”. Nel Castello novarese con le ultime opere di Gaudenzio esposte anche le esperienze del primo Seicento, quando i maggiori pittori lombardo-piemontesi del periodo, dal Cerano al Morazzone, avevano fatto riferimento, integrandola con nuovi contenuti,  a quella sua capacità scenografica che sta alla base dell’ideazione del Sacro Monte, il “gran teatro montano” di Giovanni Testori. Luogo di struggente bellezza, dove la natura, l’arte e la fede si incontrano e che la mostra intende fortemente valorizzare.

 

Emiliana Mongiat 

Il Castello di Novara, con l’Arca di Vercelli e il palazzo dei Musei di Varallo Sesia, sarà una delle tre sedi espositive che dal 23 marzo al 1° luglio 2018 (per la sede di Varallo proroga fino al 16 settembre) accoglieranno la grande mostra “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”, curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa con la supervisione di Giovanni Romano, a lungo sovrintendente del Piemonte e massimo esperto di Gaudenzio. Evento, come ha affermato l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi durante la presentazione torinese al Circolo dei lettori nella nota stampa, “che rende gli onori ad un artista di grandissimo valore ma non così noto, che nel Cinquecento venne ritenuto da Giovanni Paolo Lomazzo, insieme a Mantegna, Michelangelo, Polidoro da Caravaggio, Leonardo, Raffaello e Tiziano, uno dei sette Governatori del Tempo della Pittura”. Gaudenzio Ferrari (Valduggia 1475 circa – Milano 1546) aveva inciso in modo profondo sulla cultura artistica delle zone facenti capo alle tre città, contribuendo in modo decisivo alla diffusione di una raffigurazione pittorica costruita sui principi umanistici e rinascimentali che trovava riferimenti in Bramantino, in Leonardo, nella coeva pittura dell’Italia centrale e nelle stampe düreriane. Interventi ancora ampiamente testimoniati sui territori stessi, a partire dal tramezzo affrescato della chiesa conventuale di Santa Maria delle Grazie, dall’attività variamente articolata da lui condotta presso il Sacro Monte di Varallo Sesia, senza dimenticare i dipinti (su tavola e sulle pareti) eseguiti per la chiesa di San Cristoforo a Vercelli o gli imponenti polittici e le grandi pale di  Arona e Novara come lo “Sposalizio mistico di Santa Caterina”, 1530-1535 circa, il dipinto su tavola che si trova nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, vale a dire nel Duomo della nostra città. Opere tutte eseguite, con molte altre, prima del 1537, anno in cui l’artista si era trasferito a Milano per lavorare nella chiesa di Santa Maria della Pace (affreschi ora a Brera) e in Santa Maria delle Grazie, in un periodo di poco successivo a quello in cui lo stesso edificio aveva visto la presenza di Leonardo e di Bramante. Le opere distribuite sui territori saranno rilegate a quelle esposte nelle diverse sedi, organizzate seguendo l’ordine cronologico, da schede e saggi proposti nell’unico catalogo che accompagna l’evento, alla cui buona riuscita ha sicuramente contribuito la nuova campagna fotografica affidata al fotografo padovano Mauro Magliani, specialista in questo settore. Nelle tre mostre, da considerarsi parte di un medesimo, grande momento celebrativo e culturale, le opere di Gaudenzio saranno esposte accanto a quelle dei suoi contemporanei e dei suoi seguaci, con prestiti dall’Italia e dall’estero, da musei e collezioni private fra cui il Louvre, il Ringling Museum of Art di Sarasota, lo Stadel Museum di Franforte, il Szepmuveszeti Muzeum di Budapest, da tre musei di Torino (Galleria Sabauda, Museo Civico d’Arte Antica, Accademia Albertina) e dalla Diocesi di Novara. A Varallo Sesia saranno ospitate le opere degli inizi, dagli anni di formazione agli interventi del Sacro Monte; a Vercelli quelle della maturità; a Novara i dipinti degli ultimi anni, in cui la chiarezza compositiva e la felicità di narrazione avevano accolto i nuovi stimoli della “maniera”. Nel Castello novarese con le ultime opere di Gaudenzio esposte anche le esperienze del primo Seicento, quando i maggiori pittori lombardo-piemontesi del periodo, dal Cerano al Morazzone, avevano fatto riferimento, integrandola con nuovi contenuti,  a quella sua capacità scenografica che sta alla base dell’ideazione del Sacro Monte, il “gran teatro montano” di Giovanni Testori. Luogo di struggente bellezza, dove la natura, l’arte e la fede si incontrano e che la mostra intende fortemente valorizzare.

 

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Emiliana Mongiat