VERBANIA –  Rimarrà in carcere almeno fino a lunedì 5 febbraio, il giorno del processo, il 59enne torinese Z. F, pittore e artista di strada, protagonista, sabato 27 di una curiosa vicenda. Insoddisfatto della sistemazione alla struttura d’accoglienza Crisalide, di Arizzano, dov’era stato collocato dal Consorzio servizi sociali del Verbano, è sceso a Intra chiedendo di essere ricoverato alla casa di riposo “Maurizio Muller”. Qui era già stato ospitato per qualche tempo. Poi era stato allontanato perché creava problemi sia col personale che con gli altri ricoverati. Alle 12,40, il direttore ha telefonato ai carabinieri, visti vani i tentativi di allontanarlo con le buone. Ai militari, anziché declinare le sue generalità, ha detto di chiamarsi Michelangelo Buonarroti e si è rifiutato di mostrare i documenti. Però non ha opposto resistenza e ha accettato di uscire dall’edificio ma, una volta nel cortile, ha iniziato ad inveire contro i carabinieri e a minacciarli di morte, sostenendo d’esser stato, in gioventù, un cecchino della Folgore. Poi si è allontanato a piedi. Salvo poi tornare sui propri passi, ripresentarsi all’ingresso alle 15,30 circa. Questa volta se l’è presa con una infermiera, accusandola di avergli rubato durante la sua precedente richiesta di ricovero, 100 euro. Minacce rivolte anche all’operatore socio-sanitario intervenuto a protezione della donna. Sono stati chiamati ancora i carabinieri che, per la seconda volta anche se a fatica, l’hanno convinto ad andarsene. Ma, alle 17, l’uomo s’è di nuovo presentato all’ingresso pretendendo d’esser ricoverato. Questa volta, però, non s’è limitato alle parole. Quando i carabinieri sono tornati alla casa di riposo stava malmenando la stessa infermiera che cercava di difendersi.  A quel punto è stato inevitabile l’arresto. Una volta accompagnato in caserma, prima del trasferimento in carcere, l’uomo sbollita la rabbia si sarebbe pure scusato coi carabinieri.
Lunedì 29, quand’è comparso in tribunale per l’udienza di convalida, il giudice, Raffaella Zappatini, non ha potuto concedergli il beneficio degli arresti domiciliari risultando, Z. F., senza fissa dimora. A chiedere la permanenza dell’uomo in carcere è stato il pubblico ministero, Maria Portalupi, nel timore che se lasciato libero e tornato nella struttura d’accoglienza di Arizzano potesse tornare di nuovo al Muller. Oltre che di minacce ed oltraggio, deve rispondere di dichiarazione di false generalità. L’udienza è stata fissata al 5 febbraio perché il legale assegnatogli d’ufficio, avvocato Eleonora Rotondi, ha chiesto i termini a difesa.
m.r.

VERBANIA –  Rimarrà in carcere almeno fino a lunedì 5 febbraio, il giorno del processo, il 59enne torinese Z. F, pittore e artista di strada, protagonista, sabato 27 di una curiosa vicenda. Insoddisfatto della sistemazione alla struttura d’accoglienza Crisalide, di Arizzano, dov’era stato collocato dal Consorzio servizi sociali del Verbano, è sceso a Intra chiedendo di essere ricoverato alla casa di riposo “Maurizio Muller”. Qui era già stato ospitato per qualche tempo. Poi era stato allontanato perché creava problemi sia col personale che con gli altri ricoverati. Alle 12,40, il direttore ha telefonato ai carabinieri, visti vani i tentativi di allontanarlo con le buone. Ai militari, anziché declinare le sue generalità, ha detto di chiamarsi Michelangelo Buonarroti e si è rifiutato di mostrare i documenti. Però non ha opposto resistenza e ha accettato di uscire dall’edificio ma, una volta nel cortile, ha iniziato ad inveire contro i carabinieri e a minacciarli di morte, sostenendo d’esser stato, in gioventù, un cecchino della Folgore. Poi si è allontanato a piedi. Salvo poi tornare sui propri passi, ripresentarsi all’ingresso alle 15,30 circa. Questa volta se l’è presa con una infermiera, accusandola di avergli rubato durante la sua precedente richiesta di ricovero, 100 euro. Minacce rivolte anche all’operatore socio-sanitario intervenuto a protezione della donna. Sono stati chiamati ancora i carabinieri che, per la seconda volta anche se a fatica, l’hanno convinto ad andarsene. Ma, alle 17, l’uomo s’è di nuovo presentato all’ingresso pretendendo d’esser ricoverato. Questa volta, però, non s’è limitato alle parole. Quando i carabinieri sono tornati alla casa di riposo stava malmenando la stessa infermiera che cercava di difendersi.  A quel punto è stato inevitabile l’arresto. Una volta accompagnato in caserma, prima del trasferimento in carcere, l’uomo sbollita la rabbia si sarebbe pure scusato coi carabinieri.
Lunedì 29, quand’è comparso in tribunale per l’udienza di convalida, il giudice, Raffaella Zappatini, non ha potuto concedergli il beneficio degli arresti domiciliari risultando, Z. F., senza fissa dimora. A chiedere la permanenza dell’uomo in carcere è stato il pubblico ministero, Maria Portalupi, nel timore che se lasciato libero e tornato nella struttura d’accoglienza di Arizzano potesse tornare di nuovo al Muller. Oltre che di minacce ed oltraggio, deve rispondere di dichiarazione di false generalità. L’udienza è stata fissata al 5 febbraio perché il legale assegnatogli d’ufficio, avvocato Eleonora Rotondi, ha chiesto i termini a difesa.
m.r.