Omicidio del maneggio, in aula lo stalliere che sgozzò la compagna. L’uomo, 33enne vede l’accusa  aggravata dai maltrattamenti in famiglia.

Omicidio del maneggio, in aula lo stalliere che sgozzò la compagna

Tornerà in aula, in Tribunale a Novara, giovedì 19 aprile, Eugen Fanel Cimpeanu, lo stalliere di 33 anni che il 7 ottobre del 2016, stando alle accuse contestate, ha ucciso la convivente ucraina Olga Shugai di 35 anni a Ghemme. L’omicidio si era consumato nella dependance del maneggio “Equi 2000” di via per Carpignano, dove l’uomo, in quel periodo, lavorava in prova.

Processo con rito abbreviato

A Palazzo Fossati Cimpeanu, assistito dal suo legale, l’avvocato Fabrizio Cardinali, sarà processato con rito abbreviato, rito alternativo che, in caso di condanna, potrebbe prevedere lo ‘sconto’ di un terzo sulla pena e la cui scelta l’uomo aveva confermato nello scorso mese di gennaio in occasione dell’udienza davanti al giudice, udienza nella quale l’uomo non aveva proferito alcuna parola. Il pm titolare dell’inchiesta, infatti, il sostituto procuratore Ciro Caramore, nel maggio dello scorso anno, aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato, ossia il processo immediato dinanzi alla Corte d’Assise senza alcun passaggio in udienza preliminare. Un iter che si può percorrere quando la prova è evidente e così era stato possibile ottenere l’immediato. L’avvio del processo in Corte d’Assise era previsto per il 29 giugno successivo, sempre che il difensore dell’uomo non avesse deciso di ricorrere a riti alternativi. L’avvocato Cardinali così aveva fatto, richiedendo il rito abbreviato e così si era andati allo scorso 25 gennaio, un’udienza davanti al giudice in cui è stata confermata la scelta del giudizio abbreviato ed è stata fissata la data della discussione, quella di giovedì 19 aprile.

La donna uccisa con un fendente alla gola

Stando a quanto ricostruito dai Carabinieri, coordinati dalla Procura di Novara, Cimpeanu aveva ucciso la donna con un fendente alla gola al culmine di una lite. Lo scorso gennaio, in occasione dell’udienza, era uscito per la prima volta dal carcere di Novara, dove è detenuto sin dal giorno del delitto.
Cimpeanu e Shugai all’epoca erano ospitati da tre mesi nella dependance del maneggio, prima avevano abitato nella zona della Valsesia. Le accuse che il pubblico ministero contesta a Cimpeanu sono quelle di omicidio volontario aggravato dai maltrattamenti in famiglia. Da una serie di testimonianze emergerebbero alcuni episodi passati di violenze domestiche, sia ai danni della compagna poi uccisa, sia, a quanto risulterebbe sempre dalle testimonianze, ai danni di donne con cui l’uomo aveva convissuto in passato. Una serie di contestazioni che, pur con la scelta del giudizio abbreviato, porta lo stalliere a rischiare comunque la pena dell’ergastolo, in particolare qualora non venissero concesse le circostanze attenuanti.

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Maltrattamenti in famiglia

Un’ipotesi, quella relativa ai maltrattamenti, che, già lo scorso gennaio, è stata contestata con forza dal legale dell’uomo. «Non esiste alcuna prova che il mio assistito maltrattasse la compagna – ci aveva riferito l’avvocato Cardinali – Riteniamo che i maltrattamenti che ci sono contestati non sussistano. Proprio questa contestazione, un reato ulteriore, è quella che legittima verosimilmente la richiesta che sarà del pm nelle prossime udienze, ossia l’ergastolo, che, però, nonostante la gravità della situazione, non si giustifica. E’ un dramma questo, più che della vessazione di un convivente sull’altro, della disperazione, dell’emarginazione sociale. La donna – aveva aggiunto il difensore – sembrava voler sfuggire, nell’ultimo periodo, più che da un compagno, che non era maltrattante, pur potendo aver posto in essere qualche condotta isolatamente di tipo minatorio o di percosse nei suoi danni nei mesi precedenti, da una situazione di grandissimo disagio economico e di disperazione”.

“Reazione forse non prevedibile neppure dall’interessato”

“In questo contesto – aveva continuato il legale – è maturato questo assurdo dramma e una lite che si è conclusa con una reazione assolutamente, forse, non prevedibile neppure dall’interessato. Una ‘banale’ lite che si è trasformata in un’esplosione di violenza che non c’era ragione di sospettare, dietro cui c’era questo background di soldi che mancavano, dove ogni qualsiasi attrito con la convivente può diventare, in certi contesti, una reazione spropositata. Nell’ambito della lite che ha portato al delitto, c’era stato quel litigio, dove anche la compagna era stata aggressiva, graffiando al collo – aveva aggiunto il difensore – il mio assistito, che aveva riportato un’escoriazione, forse l’atto che ha poi portato a quella reazione spropositata. Cercheremo di far cadere i maltrattamenti e cercheremo di avere una pena equa emersa da una situazione di degrado. Cimpeanu ha ammesso il delitto, lo ha confessato, ma non esistono precedenti denunce della compagna per maltrattamenti».
mo.c.