NOVARA, Ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione, oggi pomeriggio, giovedì 7 dicembre, il pm Ciro Caramore, nei confronti di Bilel Ilahi, il tunisino di 27 anni reputato dalla Polizia come l’autore dell’omicidio della moglie, Gisella Purpura, raggiunta al petto da una coltellata in casa e morta in strada poco dopo in corso Cavour, a Novara. Un delitto che, successo il 22 luglio dello scorso anno, aveva scosso molto la città.

Oggi era prevista la discussione del processo con rito abbreviato (questo il rito chiesto dal difensore dell’uomo, l’avvocato Fabrizio Cardinali), davanti al giudice Silvana Pucci, nell’aula del Gip. L’imputato, che si trova attualmente in carcere, ha partecipato all’udienza. In aula anche i famigliari della donna, i genitori e il figlio. Il difensore ha chiesto l’assoluzione del suo assistito o in subordine le generiche e l’esclusione dell’aggravante di aver commesso il fatto durante i maltrattamenti. L’udienza è stata aggiornata alla primavera 2018. Delusi i genitori di Gisella: “Vergogna, ancora quattro mesi”, ha commentato il padre.

mo.c.

Per saperne di più, leggi il Corriere di Novara in edicola sabato 9 dicembre


NOVARA, Ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione, oggi pomeriggio, giovedì 7 dicembre, il pm Ciro Caramore, nei confronti di Bilel Ilahi, il tunisino di 27 anni reputato dalla Polizia come l’autore dell’omicidio della moglie, Gisella Purpura, raggiunta al petto da una coltellata in casa e morta in strada poco dopo in corso Cavour, a Novara. Un delitto che, successo il 22 luglio dello scorso anno, aveva scosso molto la città.

Oggi era prevista la discussione del processo con rito abbreviato (questo il rito chiesto dal difensore dell’uomo, l’avvocato Fabrizio Cardinali), davanti al giudice Silvana Pucci, nell’aula del Gip. L’imputato, che si trova attualmente in carcere, ha partecipato all’udienza. In aula anche i famigliari della donna, i genitori e il figlio. Il difensore ha chiesto l’assoluzione del suo assistito o in subordine le generiche e l’esclusione dell’aggravante di aver commesso il fatto durante i maltrattamenti. L’udienza è stata aggiornata alla primavera 2018. Delusi i genitori di Gisella: “Vergogna, ancora quattro mesi”, ha commentato il padre.

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