Orti sociali, coltivare la terra e… i rapporti di amicizia. A Oleggio il progetto pensato soprattutto per gli anziani soli.

Orti sociali, coltivare la terra e… i rapporti di amicizia

Con la bella stagione torna la voglia di fare rivivere anche orti e giardini. Chi un orto a casa non ce l’ha a Oleggio può avvalersi dell’orto sociale.
Si tratta di un appezzamento di terra di circa 40 metri quadri che il Comune mette a disposizione di alcuni cittadini con determinate caratteristiche. Non solo un modo per fare fruttare il proprio pollice verde, ma c’è un discorso legato alla socializzazione delle persone più anziane e la possibilità di ritrovarsi per fare quattro chiacchiere oltre a coltivare la passione per l’orto. L’idea degli orti sociali in città arriva nel 2010, quando viene stilato il primo regolamento con seguente bando.

Si è partiti da nove spazi

«I primi orti erano nove – spiega l’assessore Giuseppe Muratore – più lo spazio dedicato alle casette nelle quali ritirare il materiale». Il primo lotto creato è stato pensato tra la via Fratelli Cantoni e la via Carmine, dietro al supermercato, un’area vicino al centro dove gli anziani potevano arrivare anche a piedi senza necessità di prendere l’automobile. «Era uno spazio incolto vicino ad alcune abitazioni – spiega Muratore – con la caratteristica di essere abbastanza vicino al centro. Per questo lo abbiamo individuato come spazio ottimale. Fatta la bonifica e avviato il progetto, abbiamo assegnato gli spazi ai cittadini, privilegiando nella scelta i pensionati che vivevano da soli».

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L’idea nata dal Centro di Incontro Villa Calini

L’idea dell’orto sociale nasce dal Centro di Incontro Villa Calini, parte dell’Ancescao (Associazione nazionale centri sociali, comitati anziani e orti), attraverso il progetto che vede l’anziano  come risorsa, grazie anche al contributo della Regione. Dal primo bando però erano rimaste escluse alcune persone, formando così una graduatoria, «da qui l’idea di creare spazi nuovi – aggiunge l’assessore – A oggi sono 14 gli orti assegnati, abbiamo ancora qualcuno in lista ma non un numero sufficiente per creare una nuova area».

Vige la regola del decoro e del buon vicinato

Negli anni sono state diverse le iniziative, inizialmente Jacopo Colombo aveva tenuto anche alcuni corsi sulla gestione dell’orto. Ora quello che si chiede di tenere è la regola del decoro e del buon vicinato: «C’ è un regolamento da seguire – conclude – bisogna sempre avere in mente che il terreno è di proprietà collettiva anche se i frutti che dà sono di chi li coltiva. Si devono quindi evitare alberi da frutto che durano per diversi anni. Anche teloni e plastiche che nel tempo si rompono e portano al degrado dell’area non sono ben accettati. La finalità ultima è di trovarsi anche solo per scambiare qualche parola e non per essere il miglior coltivatore».
Silvia Biasio