La tradizione gastronomica italiana è una delle componenti più identitarie della nostra cultura  e, come è emerso dallo studio Coldiretti/Symbola su “Piccoli comuni e tipicità” presentato giovedì dalla Coldiretti a Roma, in occasione dell’apertura dell’anno nazionale del cibo italiano nel mondo, il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei comuni italiani con meno di cinquemila abitanti. 
Il Piemonte con la pole position nella classifica dei piccoli Comuni – con più di mille borghi e 23 specialità tra Dop e Igp – vanta un patrimonio straordinario di saperi, tradizioni ed eccellenze alimentari, che si riflettono in particolare nel territorio delle nostre due province. 
Un vero e proprio “tesoro” da scoprire, infatti, anche nel Novarese e Vco: nei 145 piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti (75 in provincia di Novara e 70 nella provincia del Verbano Cusio Ossola), vengono alla luce produzioni eccellenti: 11 delle quali Dop e Igp, dall’Ossolano prodotto sulle alpi del Vco (ultima Dop in ordine di tempo) al Taleggio, di cui il Novarese è, con la veneta Treviso, l’unica provincia a poterlo produrre al di fuori del territorio lombardo. E ciò senza contare i numerosi vini a denominazione di origine prodotti nelle due province.
«I nostri piccoli Comuni rappresentano la stragrande maggioranza del totale delle amministrazioni locali (le realtà comunali sotto i 5.000 abitanti sono oltre il 92% del totale nella provincia del Vco, e oltre l’85% in quella di Novara). Essi formano una rete diffusa e capillare, che si spinge dalla pianura alla montagna, e dove il senso di comunità si allea con l’appartenenza territoriale e la custodia di valori e cultura come quella del cibo e dei prodotti tipici» sottolinea il presidente della Coldiretti interprovinciale Sara Baudo. 
«I piccoli comuni sono meta di un numero crescente di turisti che vanno alla ricerca del gusto, delle tradizioni locali e delle specialità culinarie. Su questo fronte, Coldiretti è particolarmente attiva anche grazie alla presenza degli agriturismi e delle imprese della rete di Campagna Amica, che scelgono di aprire le proprie porte al pubblico». 
Il patrimonio agroalimentare che oggi distingue i nostri territori «si è conservato nel tempo grazie al lavoro e all’impegno costante dei nostri imprenditori che hanno saputo mantenere le tradizioni alimentari e salvaguardare i territori. L’enogastronomia in queste aree, oltretutto, offre opportunità lavorative e sono diversi i giovani che hanno deciso di non abbandonare gli antichi borghi. La nuova legge rappresenta il riconoscimento anche giuridico del valore economico, sociale ed ambientale dei piccoli comuni che, nell’anno dedicato al cibo italiano nel mondo, si aprono al turismo».
«Il rapporto di Coldiretti vuole raccontare un patrimonio enogastronomico del Paese custodito fuori dai tradizionali circuiti turistici, che potrà ora essere finalmente valorizzato e promosso grazie alla nuova legge Realacci-Borghi sui piccoli comuni approvata di recente dal Parlamento. La legge sui Piccoli Comuni è stata un’importante conquista – ha detto l’onorevole Enrico Borghi, presidente Uncem intervenendo ai lavori di oggi – adesso dobbiamo accompagnarla nella sua piena realizzazione, insieme ai territori e alle comunità. Possiamo definirla una legge storica perché dà un’alternativa alla resa, attraverso la proposta di un nuovo modello di sviluppo socioeconomico. Anche il Papa ha colto il legame tra le risorse dei territori e le comunità, ed è quello l’equilibrio che i cittadini ci chiedono di trovare».
Dallo studio, emerge che il Piemonte è la regione con il maggior numero di Piccoli Comuni (1067) e custodisce un patrimonio di 23 specialità enogastronomiche Dop e Igp di cui due, in particolare, nascono esclusivamente in realtà locali, montane, con meno di cinquemila abitanti: il formaggio Dop Castelmagno e la Robiola di Roccaverano. Un tesoro prezioso che garantisce occupazione e gettito economico, oltre che sociale.
Laura Cavalli

La tradizione gastronomica italiana è una delle componenti più identitarie della nostra cultura  e, come è emerso dallo studio Coldiretti/Symbola su “Piccoli comuni e tipicità” presentato giovedì dalla Coldiretti a Roma, in occasione dell’apertura dell’anno nazionale del cibo italiano nel mondo, il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei comuni italiani con meno di cinquemila abitanti. 
Il Piemonte con la pole position nella classifica dei piccoli Comuni – con più di mille borghi e 23 specialità tra Dop e Igp – vanta un patrimonio straordinario di saperi, tradizioni ed eccellenze alimentari, che si riflettono in particolare nel territorio delle nostre due province. 
Un vero e proprio “tesoro” da scoprire, infatti, anche nel Novarese e Vco: nei 145 piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti (75 in provincia di Novara e 70 nella provincia del Verbano Cusio Ossola), vengono alla luce produzioni eccellenti: 11 delle quali Dop e Igp, dall’Ossolano prodotto sulle alpi del Vco (ultima Dop in ordine di tempo) al Taleggio, di cui il Novarese è, con la veneta Treviso, l’unica provincia a poterlo produrre al di fuori del territorio lombardo. E ciò senza contare i numerosi vini a denominazione di origine prodotti nelle due province.
«I nostri piccoli Comuni rappresentano la stragrande maggioranza del totale delle amministrazioni locali (le realtà comunali sotto i 5.000 abitanti sono oltre il 92% del totale nella provincia del Vco, e oltre l’85% in quella di Novara). Essi formano una rete diffusa e capillare, che si spinge dalla pianura alla montagna, e dove il senso di comunità si allea con l’appartenenza territoriale e la custodia di valori e cultura come quella del cibo e dei prodotti tipici» sottolinea il presidente della Coldiretti interprovinciale Sara Baudo. 
«I piccoli comuni sono meta di un numero crescente di turisti che vanno alla ricerca del gusto, delle tradizioni locali e delle specialità culinarie. Su questo fronte, Coldiretti è particolarmente attiva anche grazie alla presenza degli agriturismi e delle imprese della rete di Campagna Amica, che scelgono di aprire le proprie porte al pubblico». 
Il patrimonio agroalimentare che oggi distingue i nostri territori «si è conservato nel tempo grazie al lavoro e all’impegno costante dei nostri imprenditori che hanno saputo mantenere le tradizioni alimentari e salvaguardare i territori. L’enogastronomia in queste aree, oltretutto, offre opportunità lavorative e sono diversi i giovani che hanno deciso di non abbandonare gli antichi borghi. La nuova legge rappresenta il riconoscimento anche giuridico del valore economico, sociale ed ambientale dei piccoli comuni che, nell’anno dedicato al cibo italiano nel mondo, si aprono al turismo».
«Il rapporto di Coldiretti vuole raccontare un patrimonio enogastronomico del Paese custodito fuori dai tradizionali circuiti turistici, che potrà ora essere finalmente valorizzato e promosso grazie alla nuova legge Realacci-Borghi sui piccoli comuni approvata di recente dal Parlamento. La legge sui Piccoli Comuni è stata un’importante conquista – ha detto l’onorevole Enrico Borghi, presidente Uncem intervenendo ai lavori di oggi – adesso dobbiamo accompagnarla nella sua piena realizzazione, insieme ai territori e alle comunità. Possiamo definirla una legge storica perché dà un’alternativa alla resa, attraverso la proposta di un nuovo modello di sviluppo socioeconomico. Anche il Papa ha colto il legame tra le risorse dei territori e le comunità, ed è quello l’equilibrio che i cittadini ci chiedono di trovare».
Dallo studio, emerge che il Piemonte è la regione con il maggior numero di Piccoli Comuni (1067) e custodisce un patrimonio di 23 specialità enogastronomiche Dop e Igp di cui due, in particolare, nascono esclusivamente in realtà locali, montane, con meno di cinquemila abitanti: il formaggio Dop Castelmagno e la Robiola di Roccaverano. Un tesoro prezioso che garantisce occupazione e gettito economico, oltre che sociale.
Laura Cavalli