Carcere di Novara per la prima volta “aperto” alla città.  Lo scrittore Giuseppe Catozzella ha incontrato detenuti e studenti nell’ambito di “Voltapagina”, progetto del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Carcere di Novara per la prima volta “aperto” alla città

«Una giornata storica per il carcere di Novara che, per la prima volta, si apre al pubblico». Ha esordito così Rosalia Marino, direttrice dell’istituto di pena di via Sforzesca, sabato mattina nel presentare l’incontro con lo scrittore Giuseppe Catozzella nell’ambito di “Voltapagina”, progetto del Salone Internazionale del Libro di Torino, che dal 2007 porta gli autori della narrativa italiana nelle carceri, durante i giorni della fiera torinese. L’iniziativa di impegno sociale, è organizzata in collaborazione con il Ministero di Giustizia. Nelle settimane che precedono gli incontri, i detenuti che hanno volontariamente scelto di partecipare a “Voltapagina” vengono guidati alla lettura e all’approfondimento dei libri proposti da un gruppo di assistenti sociali, educatori e volontari dei penitenziari. In questo caso hanno lavorato sul nuovo libro di Catozzella dal titolo “E tu splendi”. Sabato mattina, nella tensostruttura collocata all’interno della casa circondariale, oltre al gruppo di detenuti partecipanti al progetto, era presente anche un pubblico esterno al carcere formato da persone che avevano prenotato e da un gruppo di studenti della scuola “Castelli”. Accanto a Catozzella a dialogare con lui Salvatore “Sasà” Striano, ex detenuto per reati di camorra e da alcuni anni attore attore di teatro, cinema e televisione.

Lo scrittore Catozzella ha incontrato detenuti e studenti

Nel corso dei vari interventi, pur parlando di letteratura, è emerso l’universo carcerario con tutte le sue problematiche. Nel suo intervento la direttrice Marino ha sottolineato le diverse analogie tra la vicenda narrata nel libro e il mondo della prigione. La storia è quella di un bambino emigrato al Nord che torna, dopo aver appena perso la madre, in Lucania dai nonni, per una vacanza, in un’estate che segnerà il suo passaggio verso la vita adulta entrando a contatto con “il diverso” nelle figure di un gruppo di migranti.
Non caso la direttrice Marino ha evidenziato come il detenuto, in maniera uguale al protagonista del romanzo debba «crearsi un mondo diverso per sopravvivere. La privazione della libertà una realtà difficile da accettare e l’essere unano deve trovare il modo mentalmente di farlo. Inoltre, in merito al rapporto con chi è diverso, il carcere è un esempio di integrazione sociale. In uno spazio davvero ridotto bisogna condividere tutto con persone di lingua, religione, ceto sociale diversi». Nel chiudere il suo intervento Rosalia Marcino ha voluto «ringraziare Giuseppe Catozzella per essere venuto in carcere. grazie a lui possiamo far conoscere all’esterno l’enorme l’impegno di Polizia penitenziaria, educatori, volontari, che fanno un lavoro sconosciuto, così come è sconosciuto alla società esterna il mondo carcerario».

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«Tutti abbiamo il bene e il male dentro»

Giuseppe Catozzella si è dichiarato emozionato «non capita spesso di fare incontri come questo. Tutti abbiamo il bene e il male dentro e siamo capaci di fare l’una o l’altra cosa. Io racconto storie, e credo che la storia più bella sia quella di coloro che hanno conosciuto il male e hanno scelto di fare un cammino inverso. Credo che cambiare sia difficilissimo, perché costa fatica, sforzo. Siamo in un’epoca in cui la fatica è vista come una cosa da sfuggire. Ognuno di noi è unico, sta al singolo individuo far splendere la propria persona. Un lavoro non semplice ma che da delle soddisfazioni». Due detenuti hanno letto alcuni brani del libro e dialogato con lo scrittore, come hanno fatto gli studenti presenti. Al termine la direttrice ha annunciato che «questa è solo la prima iniziativa di apertura al pubblico. Altre ne seguiranno».
m.d.