Ara romana ritrovata a Gattico. La pietra era stata inserita come gradino di una scala di sasso. La scoperta è del Gasma, il gruppo archeologico storico mineralogico di Arona.

Ara romana ritrovata a Gattico

Un’ara romana ritrovata a Gattico. La scoperta dell’importante reperto è del Gasma, il gruppo archeologico storico mineralogico di Arona, tra le pietre di un cantiere in ristrutturazione della Cascina Sant’Igino. Il presidente Gasma Carlo Manni racconta: «Ho notato un parallelepipedo di serizzo con evidenti scalpellature ornamentali, in parte mascherate da incrostazioni cementizie. Coinvolto il proprietario Walter Salmi, che insieme a Mattias Valletto stanno ristrutturando la vecchia cascina, è stato possibile rimuovere la pietra e lavarne via la malta superficiale. Sono così comparse lettere alfabetiche incise, le ultime delle quattro righe utili a confermare che la pietra è il frammento di un’ara romana iscritta, sezionata per il lungo dall’alto al basso che conserva solchi decorativi alle estremità. Tali solchi delimitavano un’iscrizione rozza in caratteri latini, ovviamente mutila per il taglio effettuato in antico».

La scoperta è del Gasma, il gruppo archeologico storico mineralogico di Arona

Considerazioni definitive sul reperto al momento sono premature, ma diverse riflessioni si possono fare: «Gattico è una località documentata nell’archeologia locale dove in passato sono state recuperate molte iscrizioni romane come stele e lapidi, così come i resti di tombe e le ceramiche frammentate emerse dai campi. Molte volte i luoghi di ritrovamento coincidono con quelli delle chiese romaniche del territorio, per questo il Gasma si è interessato alla cascina S. Igino. E’ infatti frequente trovare nei pressi dei vecchissimi edifici di culto reperti ancor più antichi provenienti dai villaggi o cimiteri ad essi pertinenti. Il reperto trovato ora però non era inglobato nelle murature della chiesa, per questo ancora più incerta la sua originaria provenienza». Con buona probabilità, comunque, non viene da lontano: «A Gattico lavoravano molti scalpellini locali – spiega Manni – Chi nei secoli scorsi ha sezionato l’ara può averla portata dal suo laboratorio e averne ricavato altri manufatti, utilizzati altrove».

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La pietra era stata inserita come gradino di una scala di sasso

Un impegno, quello del Gasma, che dà sempre i suoi frutti. Alle spalle vanta oltre quarant’anni di attività. «Basterebbe ricordare l’ara dedicata ad Ercole, scoperta in un antico portale di Borgomanero, l’ara inserita nei muri di Madonna della Fontana di Dormelletto, il frammento di iscrizione della chiesa di S Martino di Pombia». Ora questa nuova scoperta, avvenuta in uno dei frequenti controlli del territorio per sorvegliare scavi pubblici o privati e ristrutturazioni di edifici antichi a rischio archeologico. Sull’interpretazione dell’iscrizione il presidente del Gasma ipotizza: «Sicuramente si tratta di un’ara destinata al culto di una divinità romana, di cui esistono ampi e variegati confronti, una divinità del Pantheon latino non però decifrabile, salvo futuri ritrovamenti di altri frammenti. Un’iscrizione votiva probabilmente del I o II secolo dopo Cristo». Dopo un’attenta ma vana ricerca di eventuali altri frammenti, si è deciso di trasportare con molta cautela, lo scorso 28 aprile, l’ara al museo archeologico di Arona. Del ritrovamento è stata informata la Sovraintendenza che in precedenza, durante i lavori, non aveva mai notato l’esistenza di una scritta perché, come segnalava il proprietario, la pietra era inserita nella facciata della cascina come gradino di una scala di sasso, alla rovescia.
Maria Nausica Bucci