NOVARA – Contro bullismo, droga e doping. Una delegazione composta da una rappresentanza degli Atleti Azzurri d’Italia, dell’Associazione medaglie d’oro olimpiche della Fitness School del Quisquash è stata ricevuta la scorsa settimana dal Prefetto Francesco Paolo Castaldo, al quale è stata donata la maglia di Rio 2016.Il gruppo, guidato da Massimo Contaldo e dall’olimpionico Cosimo Pinto, sta cercando di portare all’attenzione un argomento di strettissima attualità, che soprattutto fa riflettere.Molto parte dalla pratica dell’abbandono dei giovani della pratica sportiva: «In Italia siamo ben lontani da una “vita attiva”, dal momento che la pratica dello sport ha generalmente una durata breve, oppure una intensità troppo blanda rispetto agli standard minimi indicati dalla OMS – spiega Contaldo – In genere, oggi, più dell’80% dei ragazzi si avvicina allo sport prima dei 18 anni, ma i fenomeni di abbandono iniziano ad essere consistenti intorno agli 8/9 anni, cosicchè il tasso di partecipazione inizia a decrescere già dai 13/14 anni».Servono rimedi urgenti per invertire questo trend. E proprio lo sport potrebbe essere in grado di dare una risposta adeguata: «E’ evidente che occorre approfondire le caratteristiche di tali fenomeni per orientare in modo positivo le attività formative, gli atteggiamenti degli educatori, il contesto scolastico, sportivo, familiare – continua – Accanto agli squilibri territoriali Nord-Sud va senz’altro data attenzione alla situazione delle aree metropolitane, in cui vive malamente la “folla solitaria”. Alcuni fenomeni di disagio e di frammentazione dei rapporti sociali potrebbero trovare un antidoto nell’esperienza sportiva. Un aspetto particolare del disagio è la difficoltà a confrontarsi con le regole della vita organizzata».E che rischia di far degenerare queste situazioni. Secondo gli Azzurri d’Italia diventa necessario aggrapparsi alle certezze: «Ci sono molti e differenti aspetti di inclusione sociale che potrebbero giovarsi del rapporto tra educazione e sport, inclusa quella particolare esperienza di partecipazione che matura nell’organizzazione (e non solo nel praticare) le attività sportive. Una spinta associativa e solidaristica, che non contraddica la competizione ma si intrecci con essa, come avviene nelle società sportive, è una molla preziosa di crescita civile. Lo sviluppo di un atteggiamento partecipativo dei cittadini nei confronti dei processi decisionali della società: ecco un’altra sfida attuale per gli educatori».p.d.l.

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NOVARA – Contro bullismo, droga e doping. Una delegazione composta da una rappresentanza degli Atleti Azzurri d’Italia, dell’Associazione medaglie d’oro olimpiche della Fitness School del Quisquash è stata ricevuta la scorsa settimana dal Prefetto Francesco Paolo Castaldo, al quale è stata donata la maglia di Rio 2016.Il gruppo, guidato da Massimo Contaldo e dall’olimpionico Cosimo Pinto, sta cercando di portare all’attenzione un argomento di strettissima attualità, che soprattutto fa riflettere.Molto parte dalla pratica dell’abbandono dei giovani della pratica sportiva: «In Italia siamo ben lontani da una “vita attiva”, dal momento che la pratica dello sport ha generalmente una durata breve, oppure una intensità troppo blanda rispetto agli standard minimi indicati dalla OMS – spiega Contaldo – In genere, oggi, più dell’80% dei ragazzi si avvicina allo sport prima dei 18 anni, ma i fenomeni di abbandono iniziano ad essere consistenti intorno agli 8/9 anni, cosicchè il tasso di partecipazione inizia a decrescere già dai 13/14 anni».Servono rimedi urgenti per invertire questo trend. E proprio lo sport potrebbe essere in grado di dare una risposta adeguata: «E’ evidente che occorre approfondire le caratteristiche di tali fenomeni per orientare in modo positivo le attività formative, gli atteggiamenti degli educatori, il contesto scolastico, sportivo, familiare – continua – Accanto agli squilibri territoriali Nord-Sud va senz’altro data attenzione alla situazione delle aree metropolitane, in cui vive malamente la “folla solitaria”. Alcuni fenomeni di disagio e di frammentazione dei rapporti sociali potrebbero trovare un antidoto nell’esperienza sportiva. Un aspetto particolare del disagio è la difficoltà a confrontarsi con le regole della vita organizzata».E che rischia di far degenerare queste situazioni. Secondo gli Azzurri d’Italia diventa necessario aggrapparsi alle certezze: «Ci sono molti e differenti aspetti di inclusione sociale che potrebbero giovarsi del rapporto tra educazione e sport, inclusa quella particolare esperienza di partecipazione che matura nell’organizzazione (e non solo nel praticare) le attività sportive. Una spinta associativa e solidaristica, che non contraddica la competizione ma si intrecci con essa, come avviene nelle società sportive, è una molla preziosa di crescita civile. Lo sviluppo di un atteggiamento partecipativo dei cittadini nei confronti dei processi decisionali della società: ecco un’altra sfida attuale per gli educatori».p.d.l.