Nessuna nuova, buona nuova verrebbe da scrivere: perché anno dopo anno, crisi o non crisi, il risultato è sempre un più. E il 2015 non ha fatto eccezione: il gorgonzola ha iscritto l’ennesimo record in un albo che ormai si fatica a sintetizzare. Con un totale di 4.501.237 forme è stato superato il primato precedente che, ça va sans dire, rimontava al 2014. Di questa produzione ha beneficiato l’export, cresciuto del 12,96 per cento in un panorama non facile, dato il rallentamento delle principali economie e le sanzioni che pesano su un mercato promettente come quello russo. Gli incrementi maggiori si registrano proprio in uno di quei Paesi che attraversa una difficile fase congiunturale, cioè il Brasile (+40 per cento), mentre in Vietnam l’export è addirittura quadruplicato. Si tratta però di piccoli numeri, poiché la parte del leone la fanno Francia e Germania, dove si concentra il 40 per cento delle vendite estere. Queste cifre sono emerse il 28 aprile a Milano al termine dell’assemblea del Consorzio per la tutela del formaggio gorgonzola, che ha sede a Novara. Un momento di riflessione sul comparto lattiero caseario e di presentazione delle iniziative atte a rafforzare la presenza e il prestigio d’un formaggio dalle caratteristiche uniche, prodotto tra Piemonte e Lombardia, col Novarese che esprime oltre un terzo dei quantitativi. Sono in aumento anche i consumi interni, favoriti dalla lieve ripresa della spesa alimentare delle famiglie italiane: un incremento che tuttavia riguarda le regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno i volumi calano malgrado la crescita degli acquirenti. Lo sforzo maggiore non è però rivolto solo alla pubblicizzazione, ma pure alla difesa del marchio. Come si legge nella relazione presentata alla stampa, la tutela legale «è un tema di fondamentale importanza per il Consorzio Gorgonzola che dal 1970 è impegnato in questo delicatissimo campo sia a livello nazionale che a livello internazionale». Lo scorso anno è stata depositata domanda per la protezione del marchio in Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, Kazakistan e Corea del Sud. C’è poi la lotta alla contraffazione e la partita del rispetto del disciplinare di produzione, un aspetto quest’ultimo su cui «a livello nazionale il Consorzio Gorgonzola incontra i maggiori ostacoli in quanto registra continuamente nuovi prodotti che si ‘spacciano’ per formaggio Gorgonzola dop o che vantano essere varianti della dop originale sfruttando la notorietà che il Gorgonzola porta con sé». Ma le varianti legali possono essere solo due: dolce e piccante. In ambito internazionale invece si moltiplicano gli utilizzi fraudolenti della denominazione o parte di essa, col prefisso gorgo e il suffisso zola che sfruttano la notorietà dell’originale. Un danno quello dell’italian sounding, cioè dell’imitazione dei prodotti italiani, valutato in circa 60 miliardi all’anno e che in particolare colpisce il segmento dei formaggi. Una necessità di tutela che per Renato Invernizzi, presidente del Consorzio, è una priorità e un obiettivo negli Stati Uniti, anche se riconosce che «è più facile imitare il marchio che la nostra qualità». Alla serata milanese è intervenuto l’eurodeputato Alberto Cirio, membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. In conclusione un divertente showcooking presentato da Roberta Schira, firma del Corriere della Sera, e arbitrato dallo chef stellato Antonino Cannavacciuolo. Ai fornelli si sono confrontati il produttore Alberto Dall’Asta e la giornalista Elisabetta Ranieri, con una ricetta di fiori di zucca al gorgonzola. Dopo l’assaggio, Cannavacciuolo ha decretato la vittoria della Ranieri, che si è aggiudicata una cena al Villa Crespi di Orta San Giulio, mentre Dall’Asta si consolerà con una cena al Cannavacciuolo Café & Bistrot di Novara. Stefano Di Battista 

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Nessuna nuova, buona nuova verrebbe da scrivere: perché anno dopo anno, crisi o non crisi, il risultato è sempre un più. E il 2015 non ha fatto eccezione: il gorgonzola ha iscritto l’ennesimo record in un albo che ormai si fatica a sintetizzare. Con un totale di 4.501.237 forme è stato superato il primato precedente che, ça va sans dire, rimontava al 2014. Di questa produzione ha beneficiato l’export, cresciuto del 12,96 per cento in un panorama non facile, dato il rallentamento delle principali economie e le sanzioni che pesano su un mercato promettente come quello russo. Gli incrementi maggiori si registrano proprio in uno di quei Paesi che attraversa una difficile fase congiunturale, cioè il Brasile (+40 per cento), mentre in Vietnam l’export è addirittura quadruplicato. Si tratta però di piccoli numeri, poiché la parte del leone la fanno Francia e Germania, dove si concentra il 40 per cento delle vendite estere. Queste cifre sono emerse il 28 aprile a Milano al termine dell’assemblea del Consorzio per la tutela del formaggio gorgonzola, che ha sede a Novara. Un momento di riflessione sul comparto lattiero caseario e di presentazione delle iniziative atte a rafforzare la presenza e il prestigio d’un formaggio dalle caratteristiche uniche, prodotto tra Piemonte e Lombardia, col Novarese che esprime oltre un terzo dei quantitativi. Sono in aumento anche i consumi interni, favoriti dalla lieve ripresa della spesa alimentare delle famiglie italiane: un incremento che tuttavia riguarda le regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno i volumi calano malgrado la crescita degli acquirenti. Lo sforzo maggiore non è però rivolto solo alla pubblicizzazione, ma pure alla difesa del marchio. Come si legge nella relazione presentata alla stampa, la tutela legale «è un tema di fondamentale importanza per il Consorzio Gorgonzola che dal 1970 è impegnato in questo delicatissimo campo sia a livello nazionale che a livello internazionale». Lo scorso anno è stata depositata domanda per la protezione del marchio in Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, Kazakistan e Corea del Sud. C’è poi la lotta alla contraffazione e la partita del rispetto del disciplinare di produzione, un aspetto quest’ultimo su cui «a livello nazionale il Consorzio Gorgonzola incontra i maggiori ostacoli in quanto registra continuamente nuovi prodotti che si ‘spacciano’ per formaggio Gorgonzola dop o che vantano essere varianti della dop originale sfruttando la notorietà che il Gorgonzola porta con sé». Ma le varianti legali possono essere solo due: dolce e piccante. In ambito internazionale invece si moltiplicano gli utilizzi fraudolenti della denominazione o parte di essa, col prefisso gorgo e il suffisso zola che sfruttano la notorietà dell’originale. Un danno quello dell’italian sounding, cioè dell’imitazione dei prodotti italiani, valutato in circa 60 miliardi all’anno e che in particolare colpisce il segmento dei formaggi. Una necessità di tutela che per Renato Invernizzi, presidente del Consorzio, è una priorità e un obiettivo negli Stati Uniti, anche se riconosce che «è più facile imitare il marchio che la nostra qualità». Alla serata milanese è intervenuto l’eurodeputato Alberto Cirio, membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. In conclusione un divertente showcooking presentato da Roberta Schira, firma del Corriere della Sera, e arbitrato dallo chef stellato Antonino Cannavacciuolo. Ai fornelli si sono confrontati il produttore Alberto Dall’Asta e la giornalista Elisabetta Ranieri, con una ricetta di fiori di zucca al gorgonzola. Dopo l’assaggio, Cannavacciuolo ha decretato la vittoria della Ranieri, che si è aggiudicata una cena al Villa Crespi di Orta San Giulio, mentre Dall’Asta si consolerà con una cena al Cannavacciuolo Café & Bistrot di Novara. Stefano Di Battista