Quasi un milione e 523mila euro. A tanto ammonta, almeno sulla carta, il risarcimento che dovrebbe incassare la Provincia di Novara nell’ambito del processo scaturito dalla vicenda sulle strade poderali, tra Vespolate e Nibbiola, disseminate di pietrisco all’amianto. Lo scandalo mediatico esplose quindici anni fa, nell’estate del 2003. 
A stabilire il maxi risarcimento «è la sentenza in ambito civilistico del tribunale di Novara, pubblicata il 2 febbraio 2018: sono quattro i soggetti individuati come responsabili, nel 2002, della cessione di materiale» (ovvero pietre provenienti da massicciate ferroviarie dismesse) non smaltito correttamente, come si sarebbe dovuto fare per legge, e invece ceduto ad agricoltori locali per appianare le buche delle strade di campagna che conducono ai terreni coltivati. Agricoltori (tre quelli indagati) a loro tempo scagionati da ogni accusa. 
Dovranno invece rispondere, anche penalmente, di queste cessioni «la Costruzioni linee ferroviarie spa, la Mazzucco costruzioni srl, il capocantiere Paolo Antimi e gli eredi di Paolo Mazzucco». Lo conferma i consigliere provinciale delegato all’Ambiente Giuseppe Cremona, affiancato dal sindaco di Vespolate Pierluigi Migliavacca.  
Una grossa cifra: «I nostri legali dicono che la sentenza ha valore esecutivo e sono già al lavoro per acquisire queste somme», spiega Cremona. Eppure è troppo presto per cantar vittoria: siamo al primo grado di giudizio, Antimi al processo è stato dichiarato contumace, Paolo Mazzucco nel frattempo è morto e chiamati a risarcire sono gli eredi. Che i condannati abbiano tutti questi soldi da rendere alla Provincia è da verificare. Denari che, tra l’altro, passerebbero nelle casse provinciali  come “partita di giro”, da rendere alla Regione Piemonte che a suo tempo aveva anticipato contributi alla Provincia per avviare la bonifica. L’ottimismo a Palazzo Natta tuttavia non può mancare perché l’obiettivo dichiarato, e sempre ribadito, resta chiaro: concludere la bonifica (ne manca solo un quarto) delle strade prima che i tempi diventino biblici (o lo sono già?). 
La Provincia ha di che sperare anche perché nel frattempo la vicenda, complicata dall’intreccio di successivi filoni di indagine, ha portato l’ente in posizione creditoria verso Torino per circa 520mila euro. «La Regione non ha ancora saldato il suo debito. Quando avremo recuperato l’intera somma – ipotizza Cremona – potremo ragionare con la Regione in termini di compensazione. Per accelerare i tempi del processo civile, intanto, abbiamo dato mandato ai nostri legali di notificare la sentenza di risarcimento». 
Arianna Martelli

Quasi un milione e 523mila euro. A tanto ammonta, almeno sulla carta, il risarcimento che dovrebbe incassare la Provincia di Novara nell’ambito del processo scaturito dalla vicenda sulle strade poderali, tra Vespolate e Nibbiola, disseminate di pietrisco all’amianto. Lo scandalo mediatico esplose quindici anni fa, nell’estate del 2003. 
A stabilire il maxi risarcimento «è la sentenza in ambito civilistico del tribunale di Novara, pubblicata il 2 febbraio 2018: sono quattro i soggetti individuati come responsabili, nel 2002, della cessione di materiale» (ovvero pietre provenienti da massicciate ferroviarie dismesse) non smaltito correttamente, come si sarebbe dovuto fare per legge, e invece ceduto ad agricoltori locali per appianare le buche delle strade di campagna che conducono ai terreni coltivati. Agricoltori (tre quelli indagati) a loro tempo scagionati da ogni accusa. 
Dovranno invece rispondere, anche penalmente, di queste cessioni «la Costruzioni linee ferroviarie spa, la Mazzucco costruzioni srl, il capocantiere Paolo Antimi e gli eredi di Paolo Mazzucco». Lo conferma i consigliere provinciale delegato all’Ambiente Giuseppe Cremona, affiancato dal sindaco di Vespolate Pierluigi Migliavacca.  
Una grossa cifra: «I nostri legali dicono che la sentenza ha valore esecutivo e sono già al lavoro per acquisire queste somme», spiega Cremona. Eppure è troppo presto per cantar vittoria: siamo al primo grado di giudizio, Antimi al processo è stato dichiarato contumace, Paolo Mazzucco nel frattempo è morto e chiamati a risarcire sono gli eredi. Che i condannati abbiano tutti questi soldi da rendere alla Provincia è da verificare. Denari che, tra l’altro, passerebbero nelle casse provinciali  come “partita di giro”, da rendere alla Regione Piemonte che a suo tempo aveva anticipato contributi alla Provincia per avviare la bonifica. L’ottimismo a Palazzo Natta tuttavia non può mancare perché l’obiettivo dichiarato, e sempre ribadito, resta chiaro: concludere la bonifica (ne manca solo un quarto) delle strade prima che i tempi diventino biblici (o lo sono già?). 
La Provincia ha di che sperare anche perché nel frattempo la vicenda, complicata dall’intreccio di successivi filoni di indagine, ha portato l’ente in posizione creditoria verso Torino per circa 520mila euro. «La Regione non ha ancora saldato il suo debito. Quando avremo recuperato l’intera somma – ipotizza Cremona – potremo ragionare con la Regione in termini di compensazione. Per accelerare i tempi del processo civile, intanto, abbiamo dato mandato ai nostri legali di notificare la sentenza di risarcimento». 
Arianna Martelli